È il miracolo di Natale: la chiesa distrutta si scopre più bella di prima


QUISTELLO. Che emozione per i quistellesi, la notte della vigilia di Natale, rientrare nella chiesa di San Bartolomeo dopo otto anni. Le ferite inferte dal terremoto, come d’incanto, erano sparite e tutto sembrava essere ritornato a prima delle scosse. Anche meglio. Come se nulla fosse cambiato, quasi un «dove eravamo rimasti?» per riprendere il filo del discorso interrotto.

Una sorpresa anche per i più scettici, un motivo di orgoglio per il parroco don Roberto Buzzolla: «E pensare che in tanti volevano demolirla...». Operai e restauratori della Setten di Treviso hanno fatto un capolavoro: l’unico segno delle scosse è nel tiburio, la parte che copre la superficie curva della cupola dove c’è l’affresco della Trinità: l’immagine è tornata come prima e si notano solo dei distacchi di intonaco nel contorno che non la compromettono. Pareti e facciata del tempio sono tenuti assieme dai vecchi tiranti ancora visibili e dai nuovi nascosti.

Dalle macerie sono stati recuperati il pavimento e i banchi; c’è l’organo nuovo. Colonne e muri sono stati tinteggiati con gli stessi colori di prima, ma dai toni più caldi. C’è solo un bel lampadario in cristallo, donato da un generoso quistellese, al posto dei tre originali, due dei quali distrutti dal sisma e uno rubato dai ladri sacrileghi. Così come è stato rubato il crocifisso nella nicchia sopra l’altare sostituito da quello più prezioso sfuggito ai ladri.

«La nuova chiesa è un segno di ripartenza e di speranza per tutti» ha chiosato don Buzzola sollecitando, a fine messa, l’applauso caloroso dei fedeli. Il peggio è alle spalle: la chiesa, dove generazioni di quistellesi sono state battezzate, si sono unite in matrimonio e hanno dato l’ultimo saluto ai loro cari, è tornata ad essere al centro del paese.
 

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