Rinasce la chiesa di Moglia: «È la stufa che ci scalda»

Il vescovo Busca ha inaugurato ufficialmente il tempio ricostruito dopo il terremoto. La commozione del parroco don Alberto Ferrari: «Grazie a tutti per averla salvata»

MOGLIA. La comunità mogliese si è riappropriata della propria chiesa intitolata a San Giovanni Battista. È stata un’attesa lunga e sofferta durata otto anni e nove mesi. Ma ora la chiesa non solo è tornata al suo antico splendore ma è ancora più bella e sicura.

Rinasce la chiesa di Moglia: «E' la stufa che ci scalda»

Ieri pomeriggio, nel rispetto delle norme anti-Covid, i fedeli, seppur contingentati, hanno partecipato alla solenne messa nel giorno della Sacra Famiglia, celebrata dal vescovo Marco Busca, insieme ad alcuni sacerdoti dell’Unità Pastorale oltre a monsignor Egidio Faglioni, parroco emerito dell’Immacolata di Suzzara ma nativo di Moglia e don Aldo Basso, che da Mantova, a bordo della sua Fiat 500, ha raggiunto l’Oltrepo ed è stato ringraziato dal vescovo per la sua disponibilità a celebrare le messe a Moglia, Bondanello e Zovo.



Un sentito ringraziamento per la costanza e la tenacia con cui ha seguito l’iter burocratico e i lavori di restauro è stato rivolto a don Alberto Ferrari. In chiesa erano presenti il sindaco Simona Maretti, il vicesindaco Mauro Trevisi, la presidente del consorzio di bonifica Terre dei Gonzaga Ada Giorgi, il comandante della stazione carabinieri di Moglia maresciallo Olivo Moretta, la consigliera regionale della Lega Alessandra Cappellari in rappresentanza della struttura commissariale post-sisma. Sedute tra la gente, visibilmente provate e commosse, Simona e Asia, rispettivamente moglie e figlia di Maurizio Pavan, l’elettricista della ditta Angelo Terziotti che ha realizzato l’impianto luci della chiesa, morto in un infortunio sul lavoro il 4 novembre scorso. «La chiesa è il luogo dove la nostra famiglia – ha detto il vescovo nella sua omelia – vive le tappe che scandiscono il suo percorso di vita. Oggi celebriamo la Sacra Famiglia e l’apertura ufficiale di questo tempio, la casa della comunità di Moglia. La ricostruzione di questa chiesa è stata occasione di tanti incontri tra persone generose che si sono appassionate a questa opera comune. Non la si sarebbe potuta realizzare senza le istituzioni, la Regione Lombardia in primis per il contributo economico, e di tante persone che hanno dato il loro appoggio in termini di offerta economica ma anche in termini di lavoro».



La messa è stata accompagnata dalle voci e dai musicisti del coro che hanno ricevuto il caloroso applauso dei fedeli. Prima della benedizione ha preso la parola il parroco don Alberto Ferrari: «Avevamo assistito alla sua rovina come se fosse stato un bombardamento. Ci è stato dato il titolo di “chiesa più terremotata della Lombardia”. Di quei momenti terribili ricordo le lacrime della gente. Nello spavento e nel disorientamento si pronunciarono parole che ci ferirono nell’intimo: “Questa chiesa va abbattuta” come si direbbe di un animale vecchio e ferito. Resistemmo con tutte le forze e col sostegno decisivo della Soprintendenza e con la regìa dei responsabili tecnici della Curia e l’incoraggiamento di molti mogliesi, passo dopo passo tra tante difficoltà finanziarie, ora la nostra chiesa è salva. Questa chiesa agisce come una stufa di cui non vediamo la fiamma ma ne sentiamo il dolce calore. Ora, restaurata la chiesa, cerchiamo di restaurare le nostre anime».

Dopo la messa, lo staff ha distribuito un opuscolo con le foto della chiesa e il discorso di don Alberto. In palestra è stato proiettato un video dei lavori realizzato dall'impresa Bottoli.

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