A Mantova le aziende non assumono più. In calo i disabili al lavoro

Da gennaio solo in 194 hanno trovato un posto: l’anno prima erano 320.  L’allarme di Anmic: la crisi sanitaria ed economica peggiora la situazione

MANTOVA. Meno colloqui, meno posti disponibili, procedure al rallentatore. Nell’economia travolta dal Covid-19, le persone con disabilità in cerca di un lavoro si scontrano con difficoltà ancora più grandi di chi disabile non è. Lo dicono i numeri raccolti dall’Ufficio provinciale disabili e collocamento mirato del servizio mercato del lavoro e politiche attive della Provincia, che segnala un calo del 30% delle selezioni rispetto al 2019.

Fino al 30 novembre, erano iscritte al collocamento come disabili 2.914 persone (1.914 quelle effettivamente disponibili al lavoro) e fino a quella data avevano trovato lavoro in 194, in forte calo rispetto al 2019 (erano 320) e rispetto al 2018 (343). Il segno negativo dipende da più fattori. A partire dalla diminuzione delle selezioni, passate dalle 176 del 2018 alle 164 del 2019 fino alle 114 di quest’anno.

I problemi economici delle aziende sono stati la causa principale dello stallo: la chiusura temporanea ma molto prolungata di tante attività e il ricorso agli ammortizzatori sociali hanno rallentato o addirittura bloccato il processo di inclusione. Il resto l’hanno fatto il decreto Cura Italia prima e il decreto Rilancio poi, che hanno temporaneamente sospeso i procedimenti di selezione con l’obiettivo di limitare gli spostamenti dei candidati e, di conseguenza, hanno differito i termini per procedere con le assunzioni. La Regione, con un proprio provvedimento di fine marzo, ha recepito le disposizioni nazionali, e ha previsto la possibilità di fare le attività di preselezione a distanza, telefonicamente o online.



Non è bastato: c’è stata comunque un’importante battuta di arresto nella ricerca del personale. Un peso l'ha avuto anche il fattore sicurezza anti-Covid: le aziende devono attenersi alle regole anti contagio e prestare grande attenzione soprattutto ai lavoratori più fragili. Molte delle persone iscritte alle liste del collocamento mirato sono in condizioni di fragilità: per loro, anche per questo, diventa ancora più difficile essere scelti dalle aziende. «Non è una bella situazione – commenta il presidente di Anmic, Domenico Valentini – perché la crisi sanitaria e quella economica hanno ulteriormente diminuito le poche opportunità che c’erano».



Anmic segnala anche la ritrosia di molti imprenditori, che preferirebbero pagare penali piuttosto che assumere un disabile. «Viene comunemente scambiata la sanzione – risponde l’ufficio collocamento – con il contributo versato dai datori di lavoro che usufruiscono dell’esonero parziale». Si tratta di aziende private o di enti pubblici economici che per le speciali condizioni dell'attività che svolgono non possono occupare l'intera percentuale di lavoratori con disabilità prevista dalla legge: nel Mantovano sono 52, per 236 posti di lavoro.
 

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