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Aria sempre malata a Mantova. E nel 2020 peggiora: 57 giorni oltre i limiti

Lo smog assedia Mantova nonostante il lockdown. Sotto la lente finiscono l’agricoltura e i riscaldamenti

MANTOVA. Non basta il lockdown a spegnere l’inquinamento nel catino della pianura padana, dove lo smog s’accumula e ristagna. L’evidenza è nei dati di Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, che indaga e legge l’aria della città attraverso le sue centraline: al netto della pandemia che ci ha costretto e ancora ci costringe in casa, accorciando il raggio dei nostri spostamenti, il 2020 ha inanellato più giorni avvelenati del 2019.

Che pure era andato peggio del 2018. Prendendo come riferimento la centralina di via Sant’Agnese, i superi del 2020, con la concentrazione media di polveri fini (pm10) superiori alla soglia dei 50 microgrammi per metro cubo, sono stati 62 contro i 51 dell’anno precedente.

Vero, l’inquinamento non conosce confini amministrativi, sotto la lente andrebbe messa l’intera pianura, non una sola centralina di un piccolo capoluogo di provincia. Ma una conferma altra arriva dalla stima comunale del pm10, calcolata da Arpa attraverso modelli matematici che elaborano i dati di tutte le centraline. Il verdetto è di 57 giorni di supero contro i 44 del 2019.

In ogni caso, oltre i 35 giorni concessi dall’Unione europea. Va pure peggio se si prendono in esame le pm2,5, particelle ancora più dannose perché talmente sottili da arrivare giù fino ai bronchi: in questo caso il limite è espresso nella media annuale di 25 microgrammi per metro cubo (ma l’Organizzazione mondiale della Sanità si ferma a 10). Sono 102 i giorni di supero inanellati dalla centralina Arpa di via Sant’Agnese, l’unica della città attrezzata per pesare le polveri sottili.

Ma da dove arriva questo smog che avvelena la pianura tutta, compreso il nostro spicchio? Secondo lo studio di speciazione eseguito nel 2018 da Arpa Emilia Romagna, validato da Ispra e approvato da Arpa Lombardia anche per la nostra provincia, il 34% del particolato che respiriamo è dovuto ai trasporti (21% merci, 13% mezzi privati), il 19% all’agrozootecnia, il 20% al riscaldamento e raffrescamento civile, 16% l’industria, a scalare il resto. A ricordarlo è Alberto Zolezzi, pneumologo e deputato del Movimento 5 Stelle.

Che avverte: «Nonostante il lockdown e la zona rossa, l’aria di Mantova è peggiorata, questo indica che l’attenzione e le misure devono essere maggiori. Si deve e si può intervenire sul trasporto merci spostandolo su rotaia, accelerando il raddoppio della ferrovia fra Mantova e Codogno, e stroncando progetti insostenibili come le autostrade fra Mantova e Cremona, Tibre e Cispadana».

E ancora, incalza Zolezzi: «Va utilizzato il superbonus 110% per il settore civile, vanno ridotti i capi allevati e l’importazione di fanghi di depurazione sparsi come gessi e di altri rifiuti (vedi biometano Tea). Va bloccata la terza linea del forno crematorio, Pro-Gest deve filtrare le emissioni produttive (25 tonnellate di polveri che dall’anno prossimo rischiano di incrementare del 5% le polveri che già respiriamo) e va respinto il progetto di pirolisi Versalis».

«La qualità dell’aria si migliora lavorando su tutti i fattori emissivi, fidandosi della scienza che da anni misura il contributo dei diversi settori – interviene l’assessore comunale all’ambiente, Andrea Murari – è sbagliato e illusorio pensare di risolvere il problema colpendo un solo settore senza lavorare sugli altri. Per questo il piano sulla qualità dell’aria di Mantova ha come obiettivo quello di ridurre le emissioni per ogni comparto, ben sapendo che servono strategie di bacino, che valgano per tutta l’area padana, per ottenere risultati concreti».

Vanno sfruttati al massimo gli incentivi per efficientare il patrimonio edilizio pubblico e privato, concorda Murari, che annuncia: «Il prossimo mese uscirà un nostro bando da 150mila euro per sostituzione caldaie ed efficientamento energetico, che andrà ad affiancarsi alle misure nazionali. Lanceremo a breve anche lo sportello di orientamento del cittadino sui bonus insieme a tutte le associazioni di categoria».

Avanti tutta anche con la mobilità sostenibile, le bonifiche, la transizione verso le energie rinnovabili, la riduzione del 65% delle emissioni di anidride carbonica, e una nuova foresta urbana «con grande capacità di assorbimento degli inquinanti ed effetti positivi sul clima». Aria nuova. 

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