Il maxibiogas cambia mano. Ora è del colosso Fri-El

Prevista la riattivazione dell’impianto: si va verso la trasformazione a biometano. Il Comitato scalda i motori: «Chiediamo di avere certezze dalle istituzioni»

GUIDIZZOLO. È durata pochi anni la “tregua” del maxi impianto a biogas da 2,4 Megawatt, il più grande del Mantovano che aveva fatto nascere una forte opposizione popolare. Dopo avere funzionato un paio d’anni, la centrale, chiusa dal 2016, è finita all’asta per il fallimento della società che la gestiva. Ora ad acquisire quanto rimasto nel sito di Birbesi, visitato anche dai ladri, è stata la società altoatesina Fri-El Biogas23 Srl. Una delle tante società satelliti facenti parte del gruppo Fri-El, fra i maggiori player nel settore delle energie rinnovabili in Italia.

La Fri-El è nata da una intuizione della famiglia altoatesina Gostner ed è attiva nel settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili già dall’inizio degli anni Novanta. Oggi è un gruppo che nel bilancio 2019 ha segnato ricavi per quasi 120 milioni ed un utile netto che sfiorava i 30. Gestisce 25 centrali a biomassa in Italia, fra i quali quella di Sermide e quella delle Calandre di Ostiglia; più una a olio di palma (nel Napoletano) ed una a legna (in Sicilia). È attivo anche nella produzione di energia da rifiuti con due impianti: quello di San Benedetto Po (24mila tonnellate anno da rifiuti organici e vegetali) e di Boara Polesine. Il core businessè però l’eolico con 33 parchi per quasi mille Megawatt installati, oltre che l’idroelettrico con 21 impianti.


Un colosso, quindi, intenzionato a riaprire la centrale, la cui vita è stata da subito tribolata. Promossa dalla società Mantova Energia nel 2007 è passata di mano un anno dopo diventando Guidizzolo Energia. Ad autorizzazione ottenuta, nel 2012 un comitato di 21 cittadini di Birbesi, la frazione dove sorge l’impianto aveva presentato un ricorso al Tar e il tribunale, il 9 gennaio 2013 sospese l'autorizzazione provinciale. A fine 2015 arriva pure una denuncia del Corpo Forestale che accusa i vertici di aver falsificato i documenti per accaparrarsi gli incentivi statali. Ma non è finita.

Gravata dai debiti, la società getta la spugna e a fine 2018 viene dichiarato il fallimento affidando la cura al dottor Davide Bardini. L’anno successivo si prova a venderla all’asta. La base iniziale è quasi 4 milioni, ma deve subito abbassarsi perché nel frattempo uno dei due “cogeneratori” da 150mila euro, il cuore della centrale è stato rubato. Dopo la prima asta il valore si riduce e scende sino a due milioni. Il mese scorso l’aggiudicazione con il dichiarato scopo, per ora non ufficialmente formalizzato, di far ripartire l’impianto trasformandolo in centrale per produrre biometano. «Partendo da cosa? Dai rifiuti vegetali? Provenienti da dove - si chiede il Comitato No biogas che in queste settimane si è velocemente ricostituito. Chiediamo ai sindaci interessati, Guidizzolo, ma anche Ceresara, di tenere informati i cittadini su quello che avverrà». 

 

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