Dalla Gisi 4 milioni. Ma due Comuni fermano l’operazione

Bocciata la riduzione del capitale sociale della società di depurazione delle acque 

VIADANA-DOSOLO. I Comuni di Viadana e Dosolo hanno bocciato la proposta, avanzata dal consiglio d’amministrazione, di ridurre il capitale sociale della partecipata Gisi (società intercomunale per la depurazione acque). La questione ha fatto discutere durante l’ultimo consiglio comunale viadanese, e a margine dello stesso.

La Gisi era stata costituita anni fa dai Comuni di Viadana (che detiene più del 49% delle quote), Dosolo, Pomponesco, Sabbioneta e Casalmaggiore per la gestione dei depuratori. Dal 2015 l’attività di depurazione è passata ad altri soggetti: la società, presieduta da Lucio Boni in rappresentanza di Viadana, ha provveduto pertanto a chiudere e rendicontare la gestione e a vendere impianti e attrezzature. Il prossimo passaggio – il cui iter deve tuttavia essere ancora avviato, e per il quale serviranno mesi di tempo – sarà la liquidazione. «Abbiamo 4 milioni in cassa – spiega Boni – per cui, mediante la riduzione del capitale sociale, puntavamo a cominciare a distribuirli ai Comuni soci, in attesa che maturino i tempi della liquidazione». Un tesoretto, che ad alcune amministrazioni poteva fare comodo subito.


Viadana e Dosolo, come detto, si sono però opposte; e l’assemblea Gisi, già convocata per il 31 dicembre, è stata annullata. «A questo punto – nota Boni – dovremo emettere una fattura da 200mila euro all’indirizzo del Comune di Viadana. E, visto che non sarà possibile compensarla, l’ente dovrà riconoscere un debito fuori bilancio». Amministrazione e maggioranza avevano detto no alla riduzione del capitale sociale Gisi nel consiglio comunale viadanese del 29 dicembre. «Avevamo chiesto alla società le motivazioni del provvedimento – ha spiegato il sindaco Nicola Cavatorta – ma non ci erano mai state fornite. E da tre o quattro anni ormai ne chiediamo inutilmente la messa in liquidazione».

Le opposizioni consiliari non hanno tuttavia partecipato al voto. «Deteniamo il 49% delle quote Gisi – l’obiezione di Nicola Federici (Uniti per Viadana) – e bocciamo le decisioni del Cda? Impossibile votare, senza spiegazioni più approfondite». «Considerando la situazione debitoria dell’ente – ha aggiunto Alessia Minotti (Viadana Davvero) – non avrebbe fatto comodo una consistente somma di denaro? E non si poteva almeno convocare Boni in consiglio per approfondimento?».

Qualche scambio polemico si è verificato in consiglio anche sulla periodica revisione delle partecipazioni sociali dell’ente. «Facciamo domande per capire le questioni – è l’accusa di Benedetta Boni (ioCambio) – e l’amministrazione non si degna di rispondere. È una mancata risposta ai cittadini». «I consigli comunali – la replica di Cavatorta – non devono diventare però interrogatori pretestuosi all’amministrazione. Per richieste e chiarimenti, c’è l’adunanza quesiti». Ha provato a stemperare gli animi Alessia Zucchini (Viadana in Testa): «Ogni intervento è sacrosanto. Non manchino mai rispetto e pazienza. Se l’amministrazione non ha risposte pronte, si prenda il tempo necessario». «C’è troppa agitazione – ha concluso Massimo Piccinini (Lega) – e cinque anni sono lunghi». 


 

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