Mantova, giudici di pace per 5mila fascicoli: dalle multe stradali fino ai gatti smarriti

Dovrebbero essere in nove, ma dal 2016 non c’è rimpiazzo. Manca pure il personale amministrativo: in quattro al lavoro

MANTOVA. Quello del giudice di pace è forse il più carente d’organico degli uffici giudiziari. Sono in servizio solo due dei nove magistrati onorari previsti: Massimo Morselli e Davide Carletti. Sempre solo loro, verrebbe da dire, perché la situazione si trascina dal 2016. Non va meglio per il personale amministrativo, essenziale perché il servizio funzioni: mancano due cancellieri, uno al penale e uno al civile, un funzionario direttivo ed è presente uno solo dei tre assistenti giudiziari, sopravvissuto a pensionamenti, trasferimenti in altri settori del pubblico impiego e, purtroppo, decessi.

Per proseguire con i cahiers de doléances, non è attivata la procedura telematica nel civile, gli atti vanno depositati in segreteria. L’applicazione saltuaria di personale non togato dal tribunale evita l’ulteriore rallentamento delle procedure. Inevitabili le lamentele degli addetti ai lavori.



«Già entrare negli uffici è un problema – dice Gloria Trombini, presidente della Camera penale “Mario Truzzi” – noi avvocati, ma anche i cittadini devono attendere all’esterno la chiamata dei processi. Sarebbe opportuno scaglionarli nella mattinata e soprattutto che l’elenco fosse spedito in anticipo all’Ordine». E le cause di pertinenza dell’ufficio non sono poche. «In un anno prendiamo visione di circa quattromila fascicoli nel civile e quasi 800 nel penale – snocciola i dati il giudice Massimo Morselli – l’opposizione alle sanzioni amministrative contro le violazioni del Codice della strada è la maggior parte, leggermente diminuita da quando è subentrato il contributo unificato da pagare».



I ricorsi al giudice di pace degli automobilisti indisciplinati sono la via più frequente tentata contro i decreti ingiuntivi. E se è vero che non è obbligatoria l’assistenza di un avvocato, occorre però sborsare da un minimo di 43 euro ad un massimo di 237 più altri 27 di anticipazione forfettaria. La seconda via è il ricorso al prefetto e, se lo respinge, è possibile ritentare con il giudice di pace. A sua volta il ricorso contro quest’ultimo è possibile al tribunale. «In questo ambito uno dei casi più frequenti di cui ci occupiamo – spiega Morselli – è l’obbligo di comunicare da parte del proprietario del veicolo sanzionato chi era alla guida. Poteva essere un congiunto, un amico o chicchessia e serve per la decurtazione dei punti dalla patente. Molti cittadini ignorano questa procedura nonostante sia riportata sul verbale e si vedono arrivare una nuova sanzione di minimo 292 euro che in base all’articolo126 bis può arrivare a 1.168 euro».

Se la depenalizzazione degli atti contrari alla pubblica decenza - punita anche questa con una sanzione amministrativa seppur salatissima sino a 10mila euro – ha ridotto un minimo il carico penale, restano altissime le liti condominiali. «Soprattutto quelle che sfociano in lesioni, minacce e diffamazioni – ricorda Morselli – perché la litigiosità è in aumento e non è infrequente che dalle parole si arrivi ai fatti». Il giudice di pace in questo campo ha notevoli competenze: decide sulla distanza di siepi e alberi, sulle modalità d’uso dei servizi condominiali, sulle cause tra proprietari in materia di emissioni di fumo, rumori, esalazioni, ecc.

Qualche dato del penale. Minacce nel 2018: 68 denunce. Nel 2019: 90. Solo 39 nello scorcio di 2020 funestato dal Covid con le riunioni sul web. Le diffamazioni semplici: 19 nel 2018, 16 nel 2019 e 6 nel 2020. In quest’ultimo reato sono ricomprese altre configurazioni.

Spiega Davide Carletti, il secondo giudice superstite: «Nella diffamazione semplice rientrano per esempio lettere di affari spedite da singoli o enti vari, tipo agenzie di credito o istituti similari, in cui si esprimono commenti o giudizi poco lusinghieri su una persona o altri enti, questi lo vengono a sapere e scatta la denuncia». Ma ci sono anche episodi insoliti o particolarmente gravi in questa giustizia di prossimità molto vicina ai cittadini.

Come la causa di quel signore intentata alla agenzia specializzata nel recupero di gatti smarriti: lui ha pagato 600 euro di anticipo, ma la bestiola non si è più trovata. O la vicenda della guardia giurata ingiustamente privata del porto d’armi e quindi sospesa dal lavoro per sette mesi perché in una lite la controparte aveva minacciato di “fargliela pagare”. Processo durato quattro anni, complice il lockdown, con dieci testi e varie udienze. Alla fine il giudice di pace ha ristabilito la verità. —

 

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