Leotta: ufficio in grave sofferenza, si va avanti per spirito di servizio

MANTOVA. Carmelo Leotta, presidente del tribunale di Mantova, sta con i giudici di pace. «L’ufficio – conferma – versa in grave stato di sofferenza. E stiamo parlando di un ufficio che, come il tribunale, in quanto preposto ad un servizio essenziale, ha svolto attività, sia pure in misura ridotta, anche durante il periodo dell’emergenza sanitaria tuttora in corso».

Due giudici in servizio su un organico di nove e quattro operatori amministrativi su un organico di sette: «I numeri di questa sofferenza si commentano da soli» taglia corto il presidente.Che si sofferma su un punto: «Con riguardo al personale amministrativo, è necessario sottolineare che è scoperto l’unico posto di funzionario previsto in organico e che il numero di quattro persone è raggiunto con un dipendente del Comune di Mantova in “comando”. È evidente – aggiunge – che qualora fosse interamente coperto l’organico dei magistrati non sarebbe pensabile gestire dal punto di vista amministrativo il lavoro di nove giudici con quattro operatori che già sono insufficienti a fronte degli attuali due giudici».


Come sempre, in queste situazioni di emergenza si fa di necessità virtù e ci si affida alla disponibilità dei singoli: «A queste carenze – conferma il presidente – si sopperisce con l’applicazione per alcune ore al giorno di un funzionario del tribunale, una sorta di trasferimento temporaneo, e con l’accentramento presso il tribunale stesso di alcuni servizi». Non è, però, una decisione facile perché non viene presa a livello locale: «L’applicazione deve essere disposta dal presidente della Corte d’appello di Brescia – dice Leotta – e viene effettuata con turnazione tra i funzionari in servizio presso il tribunale al fine di evitare che rimanga sempre sguarnito un singolo settore amministrativo: la turnazione serve a distribuire l’onere e, quindi, il disagio tra i vari uffici del tribunale».

Insomma, la coperta è corta e bisogna fare i salti mortali per evitare di scoprire qualche ufficio.

«La soluzione di tali problematiche – osserva il presidente – è naturalmente sottratta, per mancanza di strumenti normativi in tal senso, sia al presidente del tribunale, che dirige anche l’ufficio del giudice di pace, sia al presidente della Corte d’appello».

In conclusione, «l’ufficio si regge sullo spirito di servizio dei giudici ad esso assegnati e del personale amministrativo che vi opera».

Non certo il quadro migliore in cui muoversi, anche se grazie ai giudici e al personale il servizio ai cittadini viene comunque garantito. Gli addetti ai lavori, però, si rendono conto che la situazione andrebbe affrontata di petto da chi a Roma ha in mano le leve del potere politico.

«Tale stato di cose – constata Leotta – è fonte di notevole disagio sia per il tribunale, a sua volta in situazione di carenza di personale amministrativo, sia per l’utenza; soprattutto se si considera che, per il tipo di competenza che gli è attribuita dall’ordinamento, il giudice di pace si occupa di tutta una serie di fatti e di situazioni della vita quotidiana nelle quali il cittadino, ovvero l’utente medio, si trova a essere coinvolto con maggiore frequenza». —

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