Monsignor Bolzani dopo la rapina: «Ho capito dagli occhi che non erano cattivi»

Monsignor Bolzani ripercorre i minuti infiniti della rapina: subito pensavo che fossero ragazzi coperti per il freddo

BORGO VIRGILIO. «Avevano il volto coperto, ma gli occhi si vedevano. E io li guardavo negli occhi, continuavo a guardarli. E una cosa l’ho capita: non erano occhi cattivi, da delinquenti, ma da disperati. Occhi di chi ha poco da perdere». L’esperienza di tutta una vita a contatto con chi ha bisogno ha vinto sulla paura, e la pietà cristiana ha dato un calcio alla rabbia. «Oggi a parlarne riesco anche a sorridere». Nemmeno due giorni dopo essere stato rapinato nella canonica di Pietole da due banditi armati di pistola e tagliacarte, il cuore di monsignor Luigi Bolzani ha ripreso a battere per chi sta peggio, senza spazio per giudizi e moralismi. Con il ritmo di uno che in 90 anni ne ha viste proprio tante. «Ho passato un brutto quarto d’ora, ma appunto è passato» racconta al telefono, e ammette, quasi scusandosi, che però «è stato un momento terribile».

Con il televisore acceso, non ha sentito il rumore dell’effrazione della finestra del bagno, « me li sono trovati davanti in cucina, e subito ho pensato che fossero ragazzi del paese, coperti così per il freddo. Mi capitano in casa a tutte le ore, e stavo proprio per dire “ciao” quando mi sono reso conto che non parlavano, e uno ha estratto una pistola. Me l’ha puntata verso la faccia: sono rimasto di sasso». Non sa riferire molto su di loro, «sembravano giovani, ma non se sono sicuro, e non so se italiani o stranieri, perché le uniche parole che hanno pronunciato sono state “soldi” e “cassaforte”. Ho risposto subito che non c’era nessuna cassaforte, ho tirato fuori il portafoglio e gli ho dato tutti i soldi che c’erano».

Ma i due non si accontentano e lo scortano al piano superiore, nella sua stanza. «Mi sono dovuto sedere su letto perché ero senza fiato, un po’ per le scale e un po’ per la paura. Uno è rimasto vicino a me, con una specie di tagliacarte in mano, mentre l’altro, quello con la pistola ha girato per tutte le stanze fino a quando ha trovato il cestino con le offerte. Poi, finalmente, se ne sono andati. L’unica cosa che ho notato è che scendendo le scale non hanno fatto rumore, quindi secondo me indossavano scarpe da ginnastica». Non appena ha capito di essere rimasto solo, è corso al piano inferiore e ha chiamato la polizia usando il telefono fisso, perché prima di andarsene i banditi si erano preoccupati di portargli via il cellulare. «Poi ho chiamato un amico, il mio vicino, perché mi era venuta un po’ d’agitazione. Ero spaventato:ma sono sicuro che non sono due persone cattive, forse erano drogati».


 

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