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La prima Epifania senza i falò: ci si scalda con foto e ricordi su Facebook

Dall’Alto Mantovano a Castel D’Ario, fino alla Bassa con Revere. La pandemia ferma la tradizione, non la speranza in un anno migliore

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MANTOVA. Certo lo si sapeva da tempo che non si sarebbero stati. Ma assistere  a un’Epifania senza i classici burièl ha creato un’impressione di vuoto in molti mantovani. Non a caso i post su Facebook riportavano spesso la foto di qualche falò degli anni passati, e qualche frase di speranza. Ci si è scaldati anche così.

II falò della Befana, tradizionale festa di fine festività natalizie, quest’anno non si sono accesi perché vietati dalle restrizioni sanitarie in corso. La zona rossa impediva gli spostamenti e così sono state impossibili le manifestazioni che avevano come protagonisti i grandi cumuli di legna che, solitamente, sul far della sera, venivano accesi nelle campagne, e nelle frazioni.

A Castiglione delle Stiviere due sono i burièl principali: quello storico della località Santa Maria, che vede impegnati molti volontari e i gestori dell’omonima trattoria, e quello in frazione a Grole, dove, da alcuni anni, molti volontari organizzano una grande festa attorno al falò. Niente burièl neppure a Guidizzolo dove la tradizione di Livio Bombana non si è potuta ripetere. Anche a Cavriana, dove l’anno scorso un grande falò era stato accesa in località San Cassiano, non si è bruciata la vecchia. Stop anche a Castel Goffredo dove, oltre al burièl, si realizzava anche un piccolo presepio vivente in località Villa. Restano accese, invece, ancora per pochi giorni l’illuminazione dinamica speciale, allestita in piazza e nelle vie del centro, e l’illuminazione dinamica della chiesa della località Poiano.

La “vecchia” che brucia sui buriel rappresenta, nelle tradizioni agrarie pagane, l’anno trascorso, dalle cui ceneri nascerà quello nuovo. Un festa di buon auspicio che, solitamente, chiude le feste religiose.

Anche a Castel d’Ario la prima manifestazione pubblica, il falò della Befana, è saltata. La Pro loco non ha organizzato nulla per festeggiare l’Epifania. «Avevamo in animo di riproporre anche quest’anno l’arrivo a cavallo dei re Magi – dichiara il presidente Paolo Soave – ma la situazione emergenziale non ce lo permette». Così è andato…in fumo il grande falò che ogni anno si accendeva in piazza castello e che attirava qualche migliaio di persone. Una situazione difficile per le manifestazioni organizzate dalla Pro loco. Nello scorso anno, ad esempio, non si è svolta la 172a edizione della Bigolada. L’ultima volta che la ultra secolare kermesse di “bigoi e sardele” non si è svolta risale al periodo bellico 1940-1945. Allora era stata una guerra ora ci ha pensato il coronavirus a dichiarare guerra alle feste popolari. Sempre nel 2020 in paese non si è svolto il Festival del riso a maggio, la sagra d’agosto e l’Oss fest a dicembre. Solamente tre giorni di piccole manifestazioni in oratorio come “surrogato” della sagra d’agosto e in luglio tre serate di cinema al castello organizzate dalla Pro loco con l’Amministrazione comunale.

Grande amarezza anche a Revere, nella Bassa, terra di uno dei più grandi falò, arricchito ogni anno dall’incendio del Ducale. Una festa che era diventata una tradizione che attirava molte persone. Lo spettacolo pirotecnico con la torre incendiata era diventato un momento di riferimento per il territorio, con molte persone che arrivavano dalle province vicine per assistere al rogo della Befana.

Un simbolo che è venuto meno, ma non sarebbe potuto essere altrimenti nella situazione attuale. Lo spettacolo negli ultimi anni attirava moltissime persone e non sarebbe certo stato compatibile con le norme che vietano gli assembramenti. Non si tratta dell’unico, spettacolo che non è andato in scena.

Anche a Poggio Rusco il tradizionale falò del 6 gennaio non si è celebrato, nella località Borgo. Anche in questo paese la manifestazione era cresciuta molto negli ultimi anni. A Poggio state distribuite le calze della befana, grazie alle donazioni arrivate al comune, ai bambini del paese.

Naturalmente, questa tradizione accomuna anche gli altri paesi, dal Suzzarese a Curtatone, fino all’Oglio Po. Quest’anno, però, c’era solo il ricordo. 
 

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