L’Arpa dice no all’antenna. «Emissioni troppo alte a Mantova»

Bocciato il progetto Iliad a Belfiore, avrebbe dovuto sostituire l’impianto Windtre. Il Comune si adegua: negata l’autorizzazione per la nuova stazione telefonica  

MANTOVA. Il Comune ha detto no a un’altra antenna telefonica nel suo territorio. Ad essere colpita dal diniego è stata la compagnia francese Iliad che aveva chiesto di installare il suo impianto per la telefonia mobile su quello esistente di Windtre situato nel piazzale Vittime dei lager nazisti, accanto al cimitero di Angeli, sul fronte del vicino quartiere di Belfiore.

A far decidere Via Roma per il no è stata la relazione con cui l’Arpa ha dato parere tecnico negativo in quanto l’attivazione di quell’antenna «può provocare» nella zona «il superamento dei limiti di esposizione e o dei valori di attenzione» relativamente ai campi elettrici e elettromagnetici prodotti.


In pratica, con le misurazioni in due punti distanti 130 e 142 metri dall’antenna, sono state stimate le intensità del campo elettrico nell’area circostante dove ci sono degli edifici dopo aver valutato la distribuzione del campo elettromagnetico in campo libero. Considerando le emissioni degli impianti degli altri gestori telefonici e quelle di Iliad, Arpa ha valutato che l’intensità del campo elettrico finale sarebbe stata tra 6.1 e 6.3 volt per metro, troppo rispetto al limite di 6 stabilito dalla legge per le esposizioni a cui dovrebbe essere sottoposta la popolazione.

Non ha convinto l’Arpa nemmeno la comunicazione di Iliad Italia secondo la quale l’impianto di Windtre sarebbe stato spento non appena la compagnia francese avesse ottenuto dal Comune i titoli abilitativi per installare la propria antenna. «Come si vede, l’Arpa controll a, e dice anche dei no» commenta l’assessore all’ambiente e all’urbanistica Andrea Murari riferendosi alle polemiche che sempre accompagnano l’installazione di nuovi impianti di telefonia mobile.

Subito dopo il parere dell’Arpa è arrivata l’ordinanza con cui il Comune impone ad Iliad di non eseguire l’intervento di installazione.

La compagnia telefonica aveva già presentato in Comune la segnalazione certificata di inizio attività, il documento che consente di cominciare i lavori senza nessun’altra documentazione da presentare in Comune. Ora, però, dovrà fermarsi. E magari decidere di ricorrere al Tar oppure capo dello Stato per far valere i suoi diritti, nel caso ritenesse fondamentale attivare l’impianto nel piazzale Vittime dei lager nazisti.

Il Comune, nel frattempo, sta lavorando ad un piano antenne che dia più sicurezze ai cittadini anche in vista dell’arrivo della nuova tecnologia 5G, più potente dell’attuale e ritenuta anche con più presunti effetti nocivi sulla salute a causa dell’emissioni di una quantità maggiore di onde elettromagnetiche rispetto al 4G: «Abbiamo dato un incarico esterno per il monitoraggio dell’attuale situazione relativamente alle antenne presenti sul nostro territorio comunale – spiega Murari – e a fine 2020 lo abbiamo esteso alla redazione di un vero e proprio piano antenne».

Il Comune non vuole trovarsi impreparato sul delicato tema del 5G, tecnologia che partirà in tutt’Italia nel luglio 2022. «Abbiamo bloccato qualsiasi concessione per il 5G fino a quando non avremo il piano antenne» aveva promesso pochi mesi fa il vicesindaco Buvoli, prima delle elezioni. E la linea del Comune, con il Palazzi bis, non è cambiata. In applicazione del principio di precauzione secondo il quale sul tema della tutela della salute è sempre meglio un passo in più che in meno.

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