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Mantova piange l’ingegnere del vino

Luciano Piona è morto nella notte tra martedì e ieri, due giorni dopo il malore accusato sulla pista di Madonna di Campiglio

Luca Ghirardini
2 minuti di lettura

MANTOVA. Luciano Piona amava le sfide e in genere le vinceva. L’ha tradito la montagna che tanto amava, quella di Madonna di Campiglio, proprio nei giorni in cui sulle piste quasi deserte, rimanere esanimi sulla neve per un malore, risulta fatale. Se n’è andato nella notte tra martedì e ieri all’ospedale di Trento, dove era arrivato con l’elisoccorso direttamente dal Monte Spinale, nella tarda mattinata di domenica.

Aveva 66 anni, gran parte dei quali messi a frutto per fare crescere l’azienda vitivinicola di famiglia e l’intero sistema nel quale è inserita. L’amore per le sfide lo aveva portato ad attraversare l’Atlantico in barca a vela, rimanendo talmente colpito da un’isoletta delle Azzorre, abituale tappa sulla rotta per gli Stati Uniti, da chiamare Faial uno dei suoi vini di punta della Prendina di Monzambano, dove aveva piantato i migliori cloni di Merlot trovati in Francia. Dopo la laurea in ingegneria chimica, proprio la Prendina, a partire dal 1987, è stato il suo banco di prova nell’esordio in azienda. Un terreno collinare già assai vocato, visto che il suo rosso era stato scelto dal grande Gualtiero Marchesi come vino della casa del suo ristorante milanese in via Bonvesin de la Riva, il primo tre stelle Michelin italiano. E Marchesi lo ha sempre ricordato come il “Rosso Piona”. Una nuova sfida, dunque, che ha portato alla nascita del primo vino tutto di Luciano, quel “Falcone”, un Cabernet Sauvignon (con una piccola quota di Merlot) che negli anni ricevette lusinghiere valutazioni anche dal guru Robert Parker.

I vini di Luciano non sono mai stati anonimi, avevano una precisa identità. E un’identità lui ha sempre cercato di dare ai territori sui quali operava, dalla casa madre di Custoza ai Colli Mantovani. Proprio la scarsa identità dei vini mantovani lo aveva portato a suggerire, proprio dalle colonne della Gazzetta, di trovare un nuovo nome che identificasse il vino di punta che più o meno tutte le cantine producevano: «Facciamo il Monzambano!» esclamò, e negli anni successivi non sono mancati i tentativi, sempre falliti, da parte dei produttori di ricercare un nome condiviso.

La stessa ricerca di una precisa linea lo ha portato, come presidente del Consorzio Garda Doc, a promuovere l’identificazione del Garda come vino bianco frizzante, operazione portata a termine negli anni scorsi e presentata anche a Mantova in occasione di un Festivaletteratura, manifestazione che sosteneva fin dalle prime edizioni per amore della cultura e per l’amicizia con Paolo Polettini del comitato organizzatore.

Luciano Piona ora se n’è andato e tutti quelli che l’hanno conosciuto già lo rimpiangono, per la sua empatia, per l’abilità nel coinvolgere le persone e nel raggiungere gli obiettivi. L’azienda di Custoza dove il nonno Luciano aveva “inventato” il bianco di Custoza si è consolidata con il padre Giulietto e ha compiuto il balzo definitivo con Luciano e il fratello Franco. Ora le aziende sono la Cavalchina di Custoza, la Prendina di Monzambano, Torre d’Orti di Marcellise (zona Valpolicella) e ’Llac in zona Lugana. Luciano lascia la moglie Faniza e i figli Francesco, anche lui ingegnere e già entrato in azienda, e Giulia, laureata alla Bocconi. Assieme a Franco sapranno sicuramente raccogliere il testimone nel migliore dei modi.


 

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