Recuperi Industriali: un’eredità di rifiuti. La bonifica ora tocca a quattro Comuni mantovani

Cumuli d’argilla e scarti produttivi sparsi nel Destra Secchia: 90mila metri cubi solo a San Giovanni, smaltimento milionario

OSTIGLIA. Alla fine sui tavoli dei sindaci è arrivata la prescrizione che nessuno voleva ricevere: la conferma, da parte della procura della Repubblica di Brescia, che i cumuli presenti nei rispettivi territori sono rifiuti e che è l’autorità municipale che deve farsene carico. Una tegola che oggi le quattro amministrazioni interessate nel Destra Secchia stanno affrontando puntando a non agire in ordine sparso.

La vicenda è quella dei cumuli di terreno contenente scarti industriali che la società Recuperi industriali oggi in fallimento, utilizzava per produrre “simil argilla” con cui sarebbero stati costruiti laterizi. Una vicenda dai contorni ancora sfuggenti, che nasce da una piega di una legge nazionale che consente di addizionare all’argilla anche residui di produzioni industriali creando una “materia prima seconda” (Mps). Una miscela che doveva, sulla carta, rispettare parametri stringenti ma che, nei fatti, si è in alcuni casi trasformata in un cavallo di Troia dentro al quale smaltire grandi quantità di scarti di produzione.


A usare questa norma sono stati in tanti, nel recente passato. Anche nel Mantovano. Le industrie, soprattutto del Bresciano, sono il serbatoio a monte che preme per poter smaltire gli scarti delle fonderie e delle industrie metallurgiche. A valle ci sono le aziende di servizi che utilizzano le discariche autorizzate, ma grazie alla legge che lo consente, nasce il mercato parallelo della “diluizione” dei rifiuti in materiali inerti, argille per lo più, che poi prendono la strada del mercato edilizio. L’ex fornace Mozzanega di Campitello con le sue 3mila tonnellate di argille scaricate dalla società Agavi contenenti scarti di fonderia (cromo esavalente, zinco, arsenico e diossine) ne è un esempio nostrano del ciclo iniziale. I mattoni al cromo trovati nella sede dell’ex Asl di Asola e che hanno costretto alla bonifica dei locali sono l’esempio della parte finale del ciclo.

Nel Destra Secchia le operazioni di diluizione degli scarti industriali nelle argille sarebbero iniziate, secondo la procura di Brescia che sta indagando sul caso, nella ex Vela Laterizi, gruppo con sede a Corte Franca, nel Bresciano e stabilimento a San Giovanni del Dosso entrata in concordato nel 2014 ed oggi chiusa.

Circa 90mila metri cubi di argilla contenente scarti di natura industriale sarebbero, sempre secondo la procura, depositate nelle aree aziendali e lì rimaste. Sempre la Recuperi Industriali, sede a Casteltrivellino, oggi nel Comune di Borgocarbonara, avrebbe nel tempo depositato fuori del proprio recinto aziendale circa 15mila metri cubi a Revere (Borgo Mantovano), sul sedime del porto fluviale comunale. Oggi i cumuli sono in parte scoperti perché il maltempo ha danneggiato i teli plastici messi a copertura.

Stessa situazione a Magnacavallo, nell’ex mangimificio-essiccatoio di via Alessandrina. Qui i cumuli sono parte all’interno del capannone e parte esterni, anche qui ricoperti da teli che si sono nel tempo danneggiati. Ultimo dei quattro siti che la procura di Brescia ha individuato come necessitanti una bonifica, la sede stessa della Recuperi, in via Casteltrivellino, 13 a Borgocarbonara.

La patata bollente è nelle mani di quattro sindaci. Che, per fortuna, potranno beneficiare dei 9,6 milioni dedicati destinati alla Lombardia. Ma che già ora si stanno muovendo per chiedere dati certi e poi fondi necessari per la bonifica.


 

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