Mantova, Boglione: lavoro al rilancio di Corneliani, ma serve tempo

Il patron di BasicNet conferma l’interesse «ma aspetto la proroga del tribunale» E non nega di pensare al controllo: «Verrei da industriale non da finanziatore». Le Rsu incontrano l'ad Brandazza

MANTOVA. «Il mio interesse per Corneliani è vero, ma per una due diligence approfondita abbiamo bisogno di tempo e devo aspettare che il tribunale decida sulla proroga per il piano di concordato». A due giorni dalla giornata trascorsa in via Panizza 5 a studiare le carte con consulenti e manager, l’imprenditore torinese Marco Boglione, come dichiarato a La Stampa, conferma di essere interessato a rilevare la casa di moda. Quella di martedì d’altronde non era la sua prima visita allo stabilimento: c’era già stato a metà ottobre, quando l’attività produttiva era ferma. «Sono stato due volte in Corneliani – dichiara il fondatore di BasicNet – e i margini per il rilancio ci possono essere». E non nasconde di pensare al controllo operativo della società: «Di certo non faremmo i finanziatori, il nostro sarebbe un impegno industriale con un controllo operativo vero dell’azienda. Potremmo ripetere le operazioni di rilancio realizzate con successo in passato. È un comparto pieno di realtà con chance di sviluppo ma rimaste indietro negli investimenti strutturali, industriali, logistici». Ora però gli serve tempo per valutare la fattibilità dell’operazione e studiare un vero piano di rilancio: «Devo aspettare – dice – la decisione del tribunale sulla richiesta di proroga per il deposito del piano di concordato che l’azienda presenterà, questo perché mi serve tempo per una due diligence seria, se dovesse arrivare la proroga ci sarà il tempo necessario per studiare un progetto di rilancio».

Il tempo continua ad essere una variabile fondamentale in questa lunga e ingarbugliata vertenza ed è singolare che l’imprenditore che ha riacceso le speranze delle lavoratrici della Corneliani chieda la stessa cosa che loro chiedevano dal 20 novembre: tempo. Mentre le Rsu si preparano a incontrare oggi 8 gennaio l’amministratore delegato Brandazza per conoscere i dettagli del consiglio di amministrazione che mercoledì ha deliberato la richiesta di proroga di 90 giorni per il deposito del piano concordatario, la palla ora torna quindi al tribunale che dovrà decidere alla luce anche dell’interessamento di Boglione, eventualità che pare non dispiacere al Mise. Ministero, quello guidato da Patuanelli, che continua a tenere interlocuzioni con tutti gli attori coinvolti, ma che aspetta che la trattativa in corso per l’ingresso di un nuovo investitore affidabile arrivi a un quadro certo per convocare il tavolo di crisi chiesto dai sindacati e quindi sbloccare i 10 milioni di euro per entrare nel capitale. Resta il fatto che la scorsa estate il Tribunale concesse la riapertura della fabbrica e l’utilizzo della liquidità di cassa rimasta proprio in seguito all’impegno preso dalle sottosegretarie Morani e Todde al tavolo di crisi del 21 luglio in prefettura: quei 10 milioni avrebbero dovuto già ovattare le perdite di questi mesi.

 

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