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Quei mesi suzzaresi della nuora di Biden, la famiglia Rebuzzi: «Per noi è una figlia»

La sudafricana Melissa Cohen partecipava a Intercultura: «Rimase a bocca aperta entrando a Mantova dal ponte di San Giorgio»

SUZZARA. Il mondo è veramente piccolo, e così può capitare che una famiglia suzzarese scopra di avere tra le proprie conoscenze nientemeno che la nuora di Joe Biden. L’uomo che alle elezioni di novembre è stato preferito a Donald Trump e che il prossimo 20 gennaio si insedierà alla Casa Bianca come 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Melissa Cohen, documentarista sudafricana con particolari interessi legati all’ambiente, da due anni è moglie di Hunter Biden, avvocato e figlio del neopresidente. Il piccolo nato dalla loro relazione è stato immortalato in braccio al nonno al momento della ufficializzazione della sua vittoria e la foto ha fatto il giro del web.


Molti ragazzi suzzaresi dell’epoca ricorderanno che Melissa dal novembre del 2003 al marzo del 2004 frequentò il liceo scientifico locale in quanto aderente al progetto Intercultura, ospitata dalla famiglia Rebuzzi, con la quale stabilì un legame sincero e affettuoso, protrattosi a lungo negli anni seguenti.

«È veramente strano - sorride Alberto Rebuzzi - realizzare che Mel, quella ragazzina così curiosa ed esuberante che io e mia moglie abbiamo trattato come una figlia, ricambiati in tutto e per tutto, ora sia entrata nel circuito dell’uomo più potente del mondo. Le abbiamo mandato un messaggio di complimenti, al quale ha risposto ringraziandoci».

Rebuzzi, ex dirigente d’azienda ora in pensione con la passione dello scrittore e un passato da atleta in gioventù (con 7,44 metri detiene tuttora il record provinciale di salto in lungo), apre il libro dei ricordi: «Nostro figlio decise di fare un’esperienza negli Stati Uniti come studente grazie ad Intercultura - racconta -, di conseguenza io e mia moglie ci rendemmo disponibili per ospitare a nostra volta un giovane. Ed ecco che a casa nostra arrivò Melissa, portando una ventata di allegria e simpatia che non dimenticheremo mai».

La ragazza, 16enne a quei tempi, si inserì alla perfezione nella sua nuova famiglia ma anche nel tessuto sociale suzzarese: «É di Johannesburg, proveniente da una stirpe ebraica - prosegue Rebuzzi - ed era la prima volta che veniva in Italia. Si capiva che aveva un sacco di entusiasmo, tipico dell’età ma anche per la rigidità di alcuni schemi del mondo da cui proveniva. Era coinvolgente, appassionata a tante cose: ricordo che a scuola, oltre a frequentare, talvolta aiutava anche i professori di lingue per fare da assistente madre lingua. E fece anche un sacco di amicizie tra i suoi coetanei, che facevano più o meno parte della compagnia di mio figlio. Partecipò anche alla festa dell’ultimo dell’anno come una qualsiasi ragazza del luogo. Per lei e per noi furono mesi davvero belli».

Rebuzzi cita volentieri un aneddoto: «Quell’inverno ci fu una nevicata importante e venne colpita dalla spontaneità con cui i suoi amici giocavano a palle di neve. Arrivò in casa fradicia, bianca da capo a piedi ma felicissima per questa esperienza del tutto nuova per lei. Diceva con gioia che erano tutti pazzi in Italia e lì mi resi conto cosa voleva dire per lei uscire dal suo guscio e fare nuove conoscenze».

Una figlia in tutto e per tutto che la famiglia portò in giro per il nostro Paese: Venezia, Firenze, Roma e altre città d’arte. «Ma rimase a bocca aperta - sottolinea Rebuzzi - quando tornando dall’aeroporto di Verona passammo per il ponte di San Giorgio a Mantova».

Quando Melissa tornò in patria il rapporto con i suoi ospitanti proseguì attraverso contatti telefonici, epistolari e in seguito anche tramite i social network. «Si è sentita a lungo con mia moglie - prosegue l’ex dirigente - ed è pure tornata un paio di volte a trovarci essendo di passaggio per l’Italia. Ci invitò anche alle sue prime nozze: ci fece molto piacere ma purtroppo dovemmo rinunciare per cause di forza maggiore».

E mentre racconta Rebuzzi mostra con orgoglio la lettera di invito per la festa di matrimonio con un programma quasi da mille e una notte. Col tempo e gli impegni successivi i contatti tra Melissa Cohen e la sua famiglia italiana si sono fatti meno frequenti e probabilmente lo saranno ancora di più ora che lei è diventata la moglie dell’unico figlio vivente di Biden, il quale perse la prima moglie e la figlia femmina in un incidente automobilistico mentre il figlio più grande morì di malattia qualche anno fa.

«Noi la ricordiamo sempre con tanta simpatia - conclude Rebuzzi - e vederla fotografata in un contesto tanto importante sinceramente ci ha fatto un po’ effetto. Siamo molto felici per lei e convinti che questa nuova popolarità non intacchi quello che la nostra Mel aveva dimostrato qui a Suzzara. Pur nel contesto di una famiglia molto più importante per motivi geopolitici. Ai nostri occhi è sempre quella ragazza socievole, espansiva è piena di entusiasmo che ha condiviso con noi quattro mesi di vita».




 

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