Allarme agenzie di viaggio: «Una su cinque è a rischio»

La pandemia e il lockdown hanno messo in ginocchio il settore del turismo. Gli operatori: il governo intervenga con i ristori e un piano per la ripartenza

MANTOVA.  Da dieci mesi a fatturato zero e con un futuro, almeno quello a breve termine, molto incerto. Per le agenzie di viaggio, oltre settanta nel Mantovano e più di 13mila su e giù per l’Italia, il 2020 è da dimenticare. E il 2021, se non cambierà qualcosa, potrebbe essere quello delle serrande abbassate definitivamente: la stima parla di chiusura per il 20% delle attività.

«Il lockdown de facto di queste imprese – spiega Gianni Rebecchi, presidente nazionale di Assoviaggi e direttore di Mantova Travel Group – terminerà presumibilmente nella seconda metà del 2021, e comunque non prima della fine dell’emergenza».

Si arriverà a un anno, o forse più, di agenzie aperte ma senza turisti da indirizzare verso mete più o meno esotiche. «Di sicuro – prosegue Rebecchi – i sacrifici richiesti a questo settore per affrontare la pandemia sono diventati ardui da superare. Il Governo deve intervenire, come fatto per altri settori, per il danno reale subito e per quello verosimilmente prospettico».

Assoviaggi chiede interventi di ristoro immediati, relativi all’intera fase di stallo dell’attività (finora le agenzie, e non tutte, hanno ricevuto indennizzi dal Mibact per le perdite subite da marzo a luglio) e un piano concreto per la fase “due”: «Occorre cominciare a chiedersi cosa si farà per favorire la ripartenza. Per l’edilizia, per esempio, il governo ha stanziato l’ecobonus. Per il turismo cos’ha in mente? Non abbiamo bisogno del bonus vacanze, ma di risorse a favore delle imprese».

Forti i timori per l’occupazione: le persone che lavorano per il settore sono circa 80mila, in prevalenza donne e giovani. «Il numero di donne occupate nel settore negli ultimi anni è cresciuto. Ora, sei occupati su dieci sono donne, e un’impresa su tre è a guida femminile, mentre i giovani rappresentano il 63% degli occupati. Questa crisi provocherà una distorsione del mondo del lavoro e avrà un impatto sociale notevole».

L’anno nero arriva, tra l’altro, a scompigliare le carte proprio in un momento d’oro per il turismo organizzato. «Il 2019 – va avanti Rebecchi – è stato uno degli anni migliori degli ultimi tempi. E questo grazie a specializzazione, segmentazione del mercato e alla presenza sul web, che ci consente di servire clienti nelle nostre città e in tutta Italia». E ora, che fare? «Il must del futuro sarà il viaggio per pochissime persone. E poi occorre garantire elasticità nelle prenotazioni e destinazioni il più possibile sicure». Per questi mesi a venire, ancora caratterizzati da incertezza, gli operatori chiedono anche i corridoi turistici.

Tra loro Luca Caraffini, amministratore delegato di Geo Travel Network e amministratore unico di Mincio Viaggi: «Ci sono mete che oggi potrebbero essere raggiunte, come Zanzibar, le Maldive o il Madagascar. Sono destinazioni zero Covid nelle quali si potrebbe andare, pur con le dovute attenzioni. Siamo solo noi italiani a bloccare tutto». Altro tema spinoso è quello della programmazione: «Non sono stati previsti protocolli per il viaggio, e nell’incertezza il turismo muore». Nei mesi passati, le agenzie sono rimaste aperte, anche se per poche ore al giorno. Tra i pochi clienti qualche immigrato che doveva rientrare a casa oppure qualche imprenditore in viaggio d’affari. Briciole che non bastano a scongiurare il pericolo di un numero impressionante di chiusure. «La previsione – conclude Caraffini – è di circa il 20%».
 

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