«Per Caranci bancarotta fraudolenta»

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex amministratore di Palamantova e per i liquidatori di altre due società

MANTOVA. Chiesto il rinvio a giudizio per Luigi Caranci, 57 anni, ex amministratore di Palamantova e di altre due società fallite nel 2017: la Best Catering srl e la Mantova Commercio srl. L’accusa è di bancarotta fraudolenta, distrazione di beni e compensazione dolosa dei crediti. Oltre a Caranci la Procura ha chiesto che vengano processati anche i liquidatori delle società.

Le indagini hanno accertato che per quanto riguarda la Best Catering ci sarebbe stata una distrazione di 220mila euro; da Mantova Commercio ne sarebbero spariti altri 200 mila più 590mila di crediti non dovuti. Ma il buco più grosso riguarderebbe la società Palamantova con 1 milione e 700mila euro più 850mila euro di Iva non versata insieme a contributi erariali e dell’Inps.

L’istanza di fallimento presentata a suo tempo dal sostituto procuratore Paola Reggiani sarebbe scaturita dagli approfondimenti della Guardia di Finanza scattati dopo i fallimenti di Best Catering e Mantova Commercio e Mercato. Si tratta dell’ex Best Music e dell’ex Mantova.com che controllavano Palamantova rispettivamente al 70 e al 30 per cento, a cui è subentrata Investimantova sas di Caranci.

Dopo il fallimento di alcune delle sue società, tra queste, lo ricordiamo, Palamantova con cui gestiva il PalaBam organizzando fiere e concerti, nel 2019 per Caranci era arrivata la possibilità di chiudere i conti col passato. Nell’aprile di due anni fa infatti, il tribunale di Mantova aveva aperto per l’ ex imprenditore la procedura di liquidazione del patrimonio che gli permette di saldare i propri debiti spogliandosi di tutti i beni.

Palamantova, la società nata nel 2008 per gestire il PalaBam, chiude i battenti il 21 novembre 2017. I giudici ne avevano dichiarato il fallimento, ritenendo insufficienti le garanzie fornite nel piano concordatario, presentato dall’amministratore Caranci, per far fronte a un indebitamento di oltre cinque milioni di euro e per garantire la continuità aziendale. Il fallimento, chiesto dal pubblico ministero dopo un’analoga istanza presentata dalla Siae, era stato congelato dalla richiesta di concordato definitivamente bocciata.

La proposta della società prevedeva dei pagamenti al 31 dicembre 2023 e la suddivisione dei creditori in cinque classi. Ma anche: la soddisfazione non integrale dei creditori privilegiati (dipendenti, Inail, Inps) ai quali sarebbe andato solo il 18 per cento del dovuto. Il tribunale ha deciso per il fallimento «in considerazione - si legge nel dispositivo - della grave situazione di dissesto in cui versa la società» dalla stessa riconosciuto nella domanda di concordato preventivo.


 

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