Mantova, le operaie Corneliani: con il futuro appeso a un filo, vogliamo solo poter lavorare

Oggi 13 gennaio si rientra in fabbrica, ma stato di agitazione e mobilitazione resteranno finché non arriverà la proroga del tribunale

MANTOVA. «A nessuno di noi piace stare davanti ai cancelli al gelo, siamo tornati a scioperare perché siamo appesi a un filo, perché la richiesta di proroga annunciata dall’azienda per lunedì non era ancora partita mentre era stato convocato un cda da cui ci aspettavamo un agguato». Sono le 16 del 12 gennaio e dopo sette ore di sciopero sofferto sul luogo di lavoro, a guardare quei capi da finire con la consapevolezza dolorosa che protestare così è l’unica strada per farsi ascoltare, le lavoratrici e i lavoratori della Corneliani si radunano ai cancelli.

Ed è lì che una giornata iniziata ancora una volta nello smarrimento alla notizia del ritiro dell’offerta da parte del fondo inglese, si chiude con un pizzico di serenità portata dai segretari generali della Filctem Cgil Michele Orezzi e Femca Cisl Gianni Ardemagni. «L’amministratore delegato ci ha appena confermato – annuncia Orezzi – che è stata depositata l’istanza di proroga per il deposito del piano concordatario». E mentre l’applauso scatta, arriva anche una seconda buona notizia: il consiglio di amministrazione convocato per oggi è stato spostato a mercoledì 20 gennaio. «Significa – commenta Orezzi – che non ci saranno altri colpi di scena e di teatro, altre imboscate». È quello che temevano e a raccontarlo è il secondo applauso liberatorio della folla ai cancelli. È l’auspicio «che il cda almeno una volta si assuma la responsabilità sociale» aggiunge Ardemagni.

E mentre arriva la notizia che la parlamentare Annalisa Baroni ha presentato un’interpellanza urgente al ministro Patuanelli sull’interessamento di Boglione e gli sviluppi dell’accordo di luglio con l’impegno di 10 milioni del Mise, l’onda rossa torna a sperare che questo «non abbassare la guardia» non sia stato e non sarà vano. Oggi 13 gennaio si rientra in fabbrica, ma stato di agitazione e mobilitazione resteranno finché non arriverà la proroga del tribunale.



 

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