Mantova, le lavoratrici Corneliani rientrano al lavoro: «Così salviamo le collezioni»

Sciopero ridotto a un’ora fino al 15 gennaio. Orezzi (Cgil): «Responsabilità solo dai dipendenti, ora tocca agli altri»

MANTOVA. «Siamo qui con la coscienza di sempre, anzi, mettendoci sempre più impegno» perché «abbiamo da completare in tempo i capi da spedire nei negozi», perché «ci crediamo nel salvataggio» e «siamo le prime a difendere la continuità produttiva»: sono le 16 del 13 gennaio e le voci di Alessandra, Elena e Monica si confondono con quelle delle colleghe che insieme a loro stanno uscendo alla spicciolata dai cancelli di via Panizza 5 dopo sette ore di fabbrica a completare collezioni e campionari.

È stato così il 13 e sarà così anche il 14 e il 15 gennaio : ottenuto il deposito dell’istanza di rinvio per il piano di concordato e spostato il cda al 20, lo stato di agitazione resta, ma la mobilitazione si restringe in una sola ora di sciopero con presidio a fine giornata.

Ecco cosa significa quel senso di responsabilità che il 12 gennaio dalla sala consiliare l’"onda rossa" ha chiesto a tutti gli attori di questa lunga e complicata vertenza. Questo è il loro pezzo, il primo passo, ma, avverte il segretario della Filctem Cgil Michele Orezzi «da solo non basta se tutti non faranno la propria parte».

«In questa storia di completa irresponsabilità ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori della Corneliani sono gli unici che ci mettono responsabilità – afferma Orezzi – nel momento in cui chiediamo continuità produttiva e un segnale importante per difendere il nostro presente e il nostro futuro. Noi siamo ancora una volta i più responsabili e lo saremo anche nei prossimi giorni se non si incrinerà ancora il tavolo, però a questo punto cerchiamo dei costruttori. Gente che voglia rimettersi a costruire la Corneliani da capo insieme a noi. Abbiamo conosciuto Boglione e ci sembra un profilo giusto per essere un ricostruttore con noi e ora abbiamo bisogno di tempo perché questo si concretizzi».

Ai cancelli c’è fiducia per la proroga come per la continuità produttiva «che consenta – racconta Deborah Comoglio della segreteria Femca Cisl – di finire le collezioni e portare a termine la stagione mentre siamo in attesa di avere conferme da Boglione».

Gli scioperi sono l’unica possibilità per le lavoratrici e i lavoratori di Corneliani per farsi sentire, ma mai in nessuna giornata in quest’anno e mezzo di mobilitazione hanno incrociato le braccia per l’intera giornata lavorativa. Perché, ci ricordano al presidio, «noi siamo i primi a credere in quello che facciamo» e «ancora una volta siamo qua a cercare di difendere un campionario che deve essere finito per la prossima settimana e arrivare in campagna vendite il 25, e una collezione primavera/estate che ha bisogno di essere lavorata ancora venti giorni». Pretendono però «rispetto per la nostra lotta» e di «non essere strumentalizzati» perché «non è qui al presidio ma altrove che dovete cercare gente che crede ancora che la Corneliani non possa avere un futuro».

Intanto la crisi Corneliani arriva in Parlamento: la deputata Annalisa Baroni è intervenuta il 13 gennaio in chiusura di seduta alla Camera per anticipare i contenuti dell’interpellanza urgente che verrà discussa la prossima settimana. «Ho ritenuto di interpellare il ministro Patuanelli – spiega – in merito agli sviluppi dell’accordo siglato in prefettura la scorsa estate con promessa di un conferimento di 10 milioni di euro pubblici e contestuale ripresa della attività lavorativa»

Il parlamentare Alberto Zolezzi dal canto suo avverte invece il deputato Matteo Colaninno e la ministra Bonetti: «Spero che abbiano avvertito il loro capo politico del rischio di perdere i 10 milioni, che il Mise dovrebbe assegnare a Corneliani, aprendo una crisi di governo. Mi auguro che alla fine prevalga la responsabilità in questo momento così delicato per la casa di moda».

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