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Ecco il motivo del maxi contagio: a Mantova è arrivata la “variante veneta”

Il virus identificato nei primi tamponi inviati a Pavia, altri 50 spediti per geolocalizzare la mutazione. L'Ats: nessun allarme, le regole per proteggersi sono le stesse. Intanto il vaccino sta per esaurisi: martedì è attesa la nuova fornitura

MANTOVA. Identificata anche su alcuni pazienti mantovani la variante al coronavirus. Per il momento non quella inglese, anche se ulteriori approfondimenti sono ancora in corso, ma su alcuni tamponi inviati dall’Ats al policlinico San Matteo di Pavia è stata rilevata mutazione finora contrassegnata come “veneta”.

«Da almeno un mese e mezzo nel Mantovano il virus viaggia più veloce rispetto alle altre province lombarde». La conferma che la curva dei nuovi contagi nel nostro territorio ormai da diverse settimane è in continua risalita arriva anche dal direttore generale dell’Ats Val Padana, Salvatore Mannino.


Il motivo? Per stabilire le cause di questo rialzo prolungato il manager sanitario di via dei Toscani diversi giorni fa ha attivato una sorta di studio epidemiologico sulle eventuali mutazioni del virus, compresa la variante inglese, inviando al policlinico San Matteo di Pavia una decina di tamponi positivi presi a campione sul territorio mantovano. Nei giorni scorsi è arrivata una prima risposta che evidenzia la scoperta di alcune mutazioni riconducibili al cluster scoperto in Veneto nel periodo pre-natalizio, da giorni definite come la “variante veneta”.

A questo punto, però, il dottor Mannino ha voluto allargare lo spettro dell’indagine e ha inviato, sempre al laboratorio di virologia molecolare del professor Fausto Baldanti e in collaborazione con Asst e Regione Lombardia, altri cinquanta campioni rappresentativi selezionati sulla base della distribuzione dei nuovi casi positivi dell’ultima settimana. In sostanza l’Ats vuole capire quanti campioni di questa seconda spedizione sono collegabili all’ondata pandemica veneta e dove si collocano nella nostra provincia. Se fosse confermata l’analogia, allora avremmo una prima risposta al brusco rialzo dei casi a Mantova, anche se dal punto di vista difensivo resterebbero le stesse regole di prima.

La stessa indagine su eventuali mutazioni del virus Ats la sta facendo anche su Cremona, dove la curva dei contagi adesso non è così elevata. Ma il confronto con le due province vicine fornirà una lettura ancora più dettagliata del fenomeno.

Uno studio condotto sul vaccino Pfizer dalla stessa azienda e dall'università del Texas ha comunque evidenziato che il vaccino sembra efficace contro sedici diverse mutazioni del virus, compresa la cosiddetta variante inglese.

La differenza tra le province di Mantova e Cremona nel numero dei contagi era già stata evidenziata nella prima settimana di gennaio, con un’incidenza di casi positivi sui tamponi superiore nel Mantovano pari al triplo di quella cremonese. Nella seconda settimana (grafico in alto) il divario al 15 gennaio (media mobile settimanale) è di poco superiore al doppio: 16% contro 7,5%. Intanto al 15 gennaio i decessi per Covid in provincia di Mantova sono saliti a 1.063 (fonte Regione Lombardia), con un tasso di positivi sull’intera popolazione del 4,55%. Solo due giorni prima i decessi erano 1.038, con un’incidenza del 4,35%. Intanto sul fronte vaccini l’Asst tra oggi e lunedì esaurirà le scorte. La prossima fornitura dovrebbe arrivare nella giornata di martedì 19 gennaio.




 

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