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Il plasma dei guariti batte la variante inglese

I risultati di una ricerca condotta dall’istituto  zooprofilattico di Foggia dimostra l’efficacia del siero iperimmune contro le mutazioni dle virus. Il primario Franchini: era prevedibile  

MANTOVA. Il plasma iperimmune protegge anche dalla variante inglese. La scoperta, pubblicata alcuni giorni fa da Repubblica, è degli scienziati dell'Istituto zooprofilatticodi Foggia. Il risultato del lo studio è preliminare e dovrà essere confermato in seguito.

Finora, dicono i ricercatori, in quattro casi su quattro il plasma iperimmune già disponibile ha stoppato la variante inglese durante le prove in vitro. «Questa – spiegano – è la prima dimostrazione che gli anticorpi specifici contenuti nel plasma dei pazienti che avevano contratto altre varianti funzionano bene. Il tappeto cellulare è rimasto integro dopo l'esperimento. Ma che cosa hanno fatto gli scienziati pugliesi. Hanno preso il plasma donato da ex pazienti Covid-19 fra ottobre e novembre e l'hanno messo a contatto con la variante inglese del virus in coltura cellulare. E il virus si è bloccato ed è è stato inibito nella sua crescita e non si è più replicato.

A questo punto il prossimo step della ricerca andrà nella direzione di identificare il ceppo del virus contratto dai pazienti che hanno donato il plasma iperimmune. Per questo sono stati ripresi i loro tamponi ed è in corso il sequenziamento del genoma. Occorrerà poi aumentare la platea dei casi testati. Ovviamente soddisfatto dei risultati dello studio è il primario del Poma Massimo Franchini, grande sostenitore del plasma iperimmune contro il Covid-19: «Era prevedibile. Ormai è accertato che il vaccino in distribuzione sia efficace anche contro la variante inglese. Se partiamo dal presupposto che stiamo parlando di anticorpi, allora è chiaro che anche gli anticorpi naturali prodotti dai pazienti convalescenti, che hanno la stessa natura, siano efficaci».

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