Mantova, la zona rossa gela gli studenti: «Ma la protesta continuerà»

La notizia piomba sui due presìdi dei ragazzi per sollecitare il rientro in presenza. L’appuntamento si rinnoverà ogni venerdì: «Siamo psicologicamente provati»

MANTOVA. «Le nostre iniziative continueranno anche in zona rossa». I movimenti che si battono per il ritorno delle lezioni in presenza, negli istituti superiori e nei centri formazione professionale, rilanciano. Il rientro in classe è slittato ancora. Anzi, da lunedì anche seconda e terza media torneranno in didattica a distanza. «I nostri presìdi sono iniziati in novembre con la Lombardia in zona rossa – ricorda Alessandro Paccagnini di Scuole Aperte Mantova – i vari Dpcm hanno sempre garantito la possibilità di tenere questo tipo di iniziative. Saranno presenti ragazzi residenti nel Comune di Mantova. Nei prossimi venerdì saremo ancora in piazza Dante, davanti al Virgilio, ma potremmo valutare di tornare davanti ad altre scuole».

Una trentina i ragazzi, iscritti a diversi istituti della città, presenti oggi (15 gennaio) davanti al liceo classico. Come accaduto nei venerdì di novembre e dicembre, hanno seguito con smartphone e tablet le lezioni a distanza. Ieri mattina, quando ancora non era ufficiale l’inserimento della Lombardia in zona rossa, l’argomento principale era la sentenza del Tar lombardo che aveva portato alla sospensione dell’ordinanza con la quale la Regione aveva prolungato fino al 24 gennaio il ricorso alla didattica a distanza al 100%.


«Si è creata una situazione paradossale – spiegava Paccagnini – vista la sentenza, le scuole dovrebbero essere aperte oggi (ieri, ndr) e invece sono chiuse. Il rientro previsto per il 18 ci è suonato subito come beffa, viste le voci che già si rincorrevano in questi giorni sulla Lombardia zona rossa. Non capiamo come mai il piano, previsto e approvato da prefettura, presidi e azienda di trasporti in vista della riapertura del 7 gennaio, non si potesse applicare oggi stesso per fare entrare in classe i ragazzi».

Settimo venerdì di presidio in via Tasso anche per Priorità alla Scuola. «Le nostre richieste sono chiare – commenta il portavoce Pierluigi Luisi – classi con meno alunni, recupero del patrimonio edilizio pubblico dismesso per creare nuove scuole, insegnanti più numerosi e stabili, campagna di vaccinazione che privilegi il personale della scuola, screening continuo nella classi. Zona rossa? Siamo rispettosi delle norme. Questo, però, non deve far dimenticare i problemi sistemici della scuola, che vanno risolti comunque».

Al presidio Iacopo Siliprandi, ragazzo al secondo anno del Virgilio. «Vogliamo un rientro a scuola in totale sicurezza – le sue parole – credo che la Dad non sia lo strumento migliore per l’apprendimento. Con la chiusura delle scuole abbiamo capito che non sono questi i luoghi dove si diffonde il contagio. Altri sono i luoghi di affollamento, a partire dai trasporti».

Con lui Iacopo Gandolfi, iscritto al primo anno del liceo di scienze umane d’Este. «Con la didattica a distanza è molto più difficile imparare, il rendimento di tutti ne risente. Una situazione che pesa dal punto di vista psicologico. Per non parlare delle disparità che la Dad fa emergere, con studenti che non hanno la linea internet e talvolta nemmeno il computer».



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