Abusi edilizi e depuratore: al via il processo Cartiera

Dodici gli imputati, con i vertici dell’azienda sotto accusa sette costruttori. La testimone: «I controlli scattati grazie a una foto comparsa sulla Gazzetta» 

MANTOVA. Nel mirino della procura i lavori realizzati per modificare il depuratore e quelli eseguiti sulla facciata nord dello stabilimento. Più di cinquanta i controlli eseguiti dalla polizia locale di viale Fiume, scattati il 18 luglio 2018, «grazie a una foto pubblicata dalla Gazzetta di Mantova che ritraeva la facciata della cartiera» ha spiegato al giudice il commissario Paola Berzaghi. È stato proprio l’ufficiale di polizia locale a inviare gli atti alla procura, dando il via all’indagine, dopo che un funzionario dello Sportello Unico era sobbalzato nel vedere in un’immagine del giornale una modifica al corpo dello stabilimento mai autorizzata. È iniziato venerdì in tribunale a Mantova il processo al gruppo Pro-Gest, che ha preso in mano la gestione dello stabilimento di viale di Poggio Reale.

Dodici gli imputati accusati, a vario titolo, di aver realizzato opere senza il permesso di costruire, senza autorizzazione paesaggistica o in difformità dei permessi (per le quali comunque è già stata presentata una regolare sanatoria). Tra gli imputati Bruno Zago, amministratore delegato di Pro-Gest e il figlio Francesco, direttore generale delle cartiere del gruppo; Massimo Narduzzo e Giuseppe Ruscica, direttori dei lavori. Poi ci sono i legali rappresentanti delle imprese che hanno eseguito i lavori, a processo per non essersi accertati che le opere fossero autorizzate: Giuliano Buosi, che ha realizzato lavori di muratura e cementi armati; Alvaro Mancini per la posa dei camini di ventilazione; Vittorio Pozzati, per la posa in opera della struttura metallica soppalco e altra carpenteria metallica. E ancora, Luciana Cordioli che si è occupata dell’installazione delle barriere fonoassorbenti; Agostino Montalbano per la posa dei serbatoi anaerobici; Angelo Zanatta che ha realizzato i manufatti di carpenteria metallica e l’imprenditore Iannotta per le opere metalliche.


È necessario chiarire che non tutti i capi d’imputazione sono oggetto del procedimento. Il giudice Chiara Comunale ha stralciato alcune ipotesi di reato, quelle in merito ad abusi già sanati, per le quali è stato disposto il non luogo a procedere, e altre irregolarità commesse dai proprietari dell’ex Burgo, per cui è prevista l’oblazione. Per quest’ultima l’udienza è fissata per il 16 febbraio.

Nel corso dell’udienza di ieri sono state evidenziate alcune caratteristiche relative alla difformità contestate all’azienda. «Si tratta in alcuni casi di altezze o lunghezze di costruzioni dell’ordine di pochi centimetri» hanno rilevato i difensori.

Com’è noto il Comune di Mantova si è costituito parte civile per chiedere il risarcimento del danno paesaggistico provocato dai presunti abusi. Ma, come ha osservato un funzionario del Comune, la salute ha battuto il paesaggio, riferendosi all’altezza dei camini che la Sovrintendenza intendeva abbassare a ventuno metri ma che, su parere dell’Ats, avrebbe causato un maggiore inquinamento.

Di qui l’accoglimento dell’ipotesi ventitré metri. La prossima udienza è fissata per il 16 marzo.




 

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