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Dossier energia: Mantova produce già tre volte quello che consuma

Il caso di Ostiglia, con il progetto di raddoppio della potenza di Ep, dà il via al dibattito: il nostro territorio può ancora permettersi nuove centrali?

MANTOVA.  È Mantova una delle capitali energetiche italiane. Dove si produce tre volte l’elettricità che si consuma e cinque volte di più della media nazionale per abitante. Dati e record che si desumono dalle statistiche annuali di Terna, l’operatore che gestisce le reti in Italia ed il cui ultimo report aggiornato per province è relativo al 2018. Per quell’anno (ma le stime per il 2019 sono simili), nel Mantovano, la produzione totale di energia è stata pari a 9.892 GWh, cioè quasi il triplo dell’energia consumata sempre nella nostra provincia, che assommava a 3.656 GWh.

Uno squilibrio che si accentua se si considera che questa notevole produzione è riferita ad una popolazione provinciale modesta, di poco superiore ai 400mila abitanti, che piazza Mantova a metà classifica delle 107 province italiane. Il territorio virgiliano ospita lo 0,67% della popolazione nazionale, ma contribuisce per il 3,36% alla produzione energetica totale. Cinque volte la media, dunque.


Numeri che trovano la propria spiegazione nella concentrazione di grandi centrali termoelettriche, ma anche nel boom degli impianti a biogas e biomasse, che pone anche qui la nostra provincia fra i top in Italia. Partiamo dalle grandi centrali.

La presenza del fiume Po ha attirato sin dagli anni ’60 i grandi produttori elettrici che nel più esteso fiume italiano hanno trovato la possibilità di raffreddare gli impianti a costi contenuti. Sono nate così la centrale di Ostiglia (1968) e poi quella di Sermide-Carbonara (1981-85), scartati invece negli anni ’80 due progetti per centrali nucleari a Viadana e San Benedetto Po.

Ostiglia, oggi di proprietà del gruppo ceco Ep, è alimentata a metano. La sua potenzialità di 1.137 Mw è sfruttata a pieno regime solo per 2.600 ore all’anno. Quella di Sermide (1.154 Mw, tutta a metano) addirittura solo per 1.241 ore, cioè meno del 15%. Uno scarso utilizzo imposto dal mercato elettrico che chiede a queste centrali contributi saltuari costringendo a continue accensioni e spegnimenti (236, nel 2018 per la sola Sermide).

A queste due “big” si aggiungono la centrale Enipower a Mantova (836 Megawatt) e quella di Ponti sul Mincio da 380 Mw.

Ma la sovrapproduzione elettrica del Mantovano non si ferma qui. Sempre nel 2018, poco meno di un GWh su dieci (802 GWh su 9.892) è stato prodotto con energie rinnovabili. Si tratta in gran parte di centrali a biogas e biomassa che ormai assommano a poco meno di settanta impianti che negli anni sono cresciuti esponenzialmente, foraggiati dai ricchi incentivi statali a un settore che da qualche anno sembra avere tirato un po’ il freno.

Distribuiti in modo polverizzato gli oltre 5mila impianti fotovoltaici che contribuiscono per poco più di 200 GWh. Limitato, infine, il contributo dell’idroelettrico, una quindicina di impianti fra costruiti e in progetto, che grazie ai miglioramenti tecnologici, oggi riescono a sfruttare anche i piccoli salti d’acqua della piatta pianura.

Il risultato di questo mix pone Mantova al vertice delle province che producono energia elettrica. Un business che ha più volte posto in allerta il mondo ambientalista. Per il quale il raddoppio progettato della centrale di Ostiglia è suonato come un nuovo campanello d’allarme.
 

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