È morto il missionario Marchi, era stato tra gli indios brasiliani

Il suo ultimo viaggio nello Stato sudamericano quando ormai aveva 84 anni. I funerali saranno celebrati martedì 19 mattina alle 10 a Castel d’Azzano 

ASOLA. Asola piange Antonio Marchi, frate missionario comboniano, che si è spento nella struttura che lo ospitava da tre anni nel Veronese, a Castel D’Azzano. Era nato nel 1928, in provincia di Venezia.

«Ma da bambino tutta la nostra famiglia è arrivata qui nel Mantovano, ad Asola, dove mio zio è cresciuto». A ricordare la storia e la persona dello zio è il nipote, che porta lo stesso nome, Antonio: «Sono nato il 17 gennaio, ma il mio nome è legato anche al fatto che quando sono venuto al mondo ricorreva la partenza per la prima missione di mio zio».


Frate Antonio aveva preso i voti nel 1953 e aveva trovato nei comboniani la sua strada e la comunità che rappresentava la sua scelta di fede. «Era persona speciale – racconta il nipote – molto conosciuta in paese. Se mi è concessa una battuta d’affetto, lo zio incarnava, in modo positivo, quello che ognuno di noi pensa di un frate. Tutta la sua vita l’ha passata in missione, e l’ultima volta che è andato in Brasile era ormai ultraottantenne».

La sua avventura in Brasile inizia nel 1968. Da quel primo viaggio frate Antonio si legò per sempre al mondo amazzonico. «La sua missione è terminata, appunto nel 2012, quando ormai 84enne si recò in Brasile per l’ultima volta per un saluto. Ci restò comunque alcuni mesi. I suoi soggiorni erano lunghi, e tornava in Italia ogni cinque anni. Ha lavorato sul territorio e a stretto contatto con gli indios di quella terra».

«Le condizioni di vita della comunità in cui operava Antonio Marchi – si legge in un reportage a lui dedicato sul sito della fondazione Senza Frontiere onlus – erano veramente precarie a causa dell’isolamento socio-culturale di questo gruppo indios che comincia solo ora, con la presenza dei due missionari comboniani, a conoscere alcune regole igienico-sanitarie basilari per evitare malattie, nuove abitudini alimentari, elementari tecniche di crescita dei piccoli, nonché a sentire la necessità di imparare un linguaggio universalmente riconosciuto».

Dal 2012 fino al 2017 frate Antonio è economo a Limone del Garda, comune legato alla storia dei comboniani, e dal 2017 decide, da solo, di ritirarsi a Castel D’Azzano. «Ci entrò con le sue gambe, arrivando in macchina – ricorda il nipote – ed è rimasto lucido e capace di vivere una vita autonoma fino alla fine. Era stato positivo al Covid e si era negativizzato, ma il suo viaggio era arrivato alla fine». Frate Antonio verrà sepolto al Monumentale di Verona, nella tomba dei comboniani e la celebrazione religiosa del funerale è fissata per martedì 19 mattina alle 10 a Castel D’Azzano.

Domenica prossima alle 10.30 Asola ricorderà il suo amico frate Antonio alla messa delle 10.30. 
 

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