Mantova, il barista ribelle non molla: multato ancora

La battaglia contro le chiusure. Marzio resiste nonostante la ventina di sanzioni in poche ore: «Non ce l’ho con i carabinieri, fanno solo il loro lavoro»

GONZAGA. Multato nuovamente insieme ad altri nove clienti. E così ora i verbali sono arrivati a quota venti. «Ma io continuo a lottare per la mia sopravvivenza e quella della mia famiglia. Ho settemila euro di spese fisse al mese tra affitto e utenze. Da oggi (domenica 17 gennaio per chi legge, ndr) mi hanno tolto perfino l'asporto. Ho il massimo rispetto per le istituzioni. I carabinieri ci multano? Fanno solo il loro lavoro. Non ce l'ho con loro, anche se credo, che in cuor loro mi capiscano. Quei tre soldi che prendiamo tenendo il bar aperto ci servono per mangiare».

Mantova, multato insieme ai clienti. «Ma il bar resterà aperto»



A parlare è Marzio Francaviglia, 47 anni, che da venerdì scorso riceve quotidianamente la visita dei carabinieri, i quali, vedendo il bar aperto contro le disposizioni del Dpcm, e ora della zona rossa in Lombardia, non possono fare altro che stilare il verbale con relativa sanzione: 400 euro, 280 euro se si paga entro pochi giorni. Sabato alle 19.30 i carabinieri sono andati nuovamente alla “Terrazza 2.0 caffè” di via Bondeno degli Arduini dove hanno sanzionato il titolare e nove clienti. Nonostante questo il bar è rimasto aperto. Probabile che i carabinieri mandino una segnalazione alla prefettura che poi deciderà eventuali provvedimenti.



«Non è una sfida – dice Marzio – è una forma di protesta per sopravvivere». Ormai tra quelli intestati al titolare dell'esercizio oltre a quelli inflitti ad alcuni giovani avventori, ha racimolato una ventina di verbali che consegna puntualmente al suo commercialista, il quale, a sua volta, invia tutto a uno studio legale nella speranza, un domani, di vedersi annullare le sanzioni. Secondo alcuni avvocati «ci sarebbero seri problemi di incostituzionalità».

L'iniziativa di Marzio Francaviglia ha raccolto simpatie tra amici e sostenitori ma pare sia l'unico ad avere aderito all’iniziativa della categoria, “Io Apro”. Tanti suoi colleghi, a parole avrebbero voluto aderire alla forma di protesta ma poi hanno avuto paura. Tra questi c’è chi apprezza il suo coraggio: «Ricevo continuamente messaggi di solidarietà. Mi incoraggiano ad andare avanti, c'è chi mi fa i complimenti. Mi chiamano studi legali di zona per chiedermi se voglio essere assistito in questa mia protesta. Non posso restare con le mani in mano. Ho due locali, una figlia che presto mi darà un nipotino. Devo andare avanti. Ho preso il bar di Bondeno a gennaio 2019, prima del lockdown. Non ho potuto usufruire del famoso 25% di fatturato perché ho dovuto fare riferimento, in base alla normativa, al bilancio 2018, quindi aria, niente. Ero partito bene, avevo fatto investimenti per lavorare anche all'aperto. In più per i nostri clienti avevamo preparato un menù con alimenti freschi ma se mi tolgono anche l'asporto non lavoro più».

«Perché non mi fanno lavorare? – si chiede – non siamo noi baristi o ristoratori a far aumentare i contagi: ho prodotti igienizzanti, sono nelle condizioni di rispettare distanze e di far sedere i clienti ai tavolini. Però le tasse le vogliono. E con che cosa le pago se non lavoro?». 
 

Video del giorno

La rissa di sabato sera in un bar di piazza Broletto a Mantova e il fuggi fuggi generale

La guida allo shopping del Gruppo Gedi