Una ricetta contro apatia e isolamento, il vescovo di Mantova: «Riscoprite la casa e il vicinato»

La sanificazione dei doni a Sant'Antonio

Busca ha detto messa domenica 17 nella chiesa di Sant’Antonio a Porto Mantovano. Abbraccio virtuale dai parrocchiani. Cerimionie in tutta la provincia

MANTOVA. Coincide con la ricorrenza di Sant’Antoni Chisolèr la visita del vescovo di Mantova a Sant’Antonio di Porto Mantovano, anche se la parrocchia è dedicata all’altro Sant’Antonio quello di Padova. Non il tradizionale benedicente gli animali raffigurato con il maialino, ma il patrono di poveri, oppressi, naufraghi. I reietti che la Chiesa odierna mette al primo posto nel suo messaggio evangelico.



L’ultima volta Marco Busca, nell’ottobre 2019, aveva impartito il sacramento a ben 62 cresimandi. Ed anche ieri nell’omelia non ha mancato di rimarcare «come qui a Sant’Antonio c’è un’importante tradizione di educazione, di evangelizzazione dei ragazzi e degli adolescenti». «Continuiamo ad accompagnare le generazioni che vengono dopo di noi – ha esortato – all’incontro con Gesù e non siamo timidi ad annunciare il Vangelo». Un placet all’opera del parroco, don Luigi Caramaschi, e del vicario don Marco Cavallaro, concelebranti la messa con il vescovo.

I 130 posti contingentati esauriti in chiesa, una sessantina ad assistere alla diretta dal salone dell’oratorio ed un’altra ottantina di collegamenti sul sito della parrocchia, evidenziano la vicinanza dei fedeli al loro vescovo anche in tempi di restrizioni anti-Covid.



Su questo tema il presule dispensa una ricetta ed un consiglio: «Recuperate l’esperienza di un buon vicinato come antidoto al rischio dell’apatia, del distanziamento, dell’essere vicini, ma sconosciuti. Rivalutiamo le nostre case, non devono diventare solo ambienti chiusi di intimità, per star bene tra di noi, ma luoghi per portare familiarità anche nella comunità».

Alla benedizione non è mancato un ringraziamento per le suore Serve di Maria presenti da 25 anni a Mantova ed in particolare a Sant’Antonio.

Poi all’esterno, sotto il portico della chiesa recentemente restaurata, il lungo abbraccio virtuale dei parrocchiani, ulteriore testimonianza del loro affetto.

Cerimionie anche nel resto della provincia.

«Sant’Antonio Abate ci liberi dal Covid e da tutti i mali». Questa la supplica che è stata rivolta a Villa Pasquali di Sabbioneta al santo dalla barba bianca da don Samuele Riva, nella messa celebrata domenica mattina. «Invochiamo l’aiuto dell’eremita – ha detto il sacerdote dell’altare – Tante solo le ragioni per chiedere il suo intervento: la pandemia, la natura e la campagna spesso non rispettate dagli uomini».

In tutta la provincia ieri è stata giornata di celebrazioni, benché in versione ridotta per la pandemia.

Nell’Alto Mantovano, il paese di Medole si era organizzato per un domenica speciale con la sfilata dei trattori storici della collezione Bensi di Castel Goffredo. Al seguito del passaggio dei mezzi per le vie del paese, ci sarebbe stata una distribuzione di doni, casa per casa, offerti da varie realtà agricole.

Tutto questo, però, con lo scattare della zona rossa è stato sospeso e così in piazza a Medole si sono ritrovati gli agricoltori del paese, con i loro mezzi, per la tradizionale benedizione. Una troupe della Rai ha ripreso alcuni momenti della manifestazione. In molti avevano portato cani e gatti per ottenere la benedizione.

A Castiglione delle Stiviere i trattori non c’erano, ma era presente invece un gruppetto di persone con i propri animali. Il gruppo è stato raggiunto da padre Mostarda, il rettore della basilica di San Luigi, per la benedizione.

Anche Castel Goffredo il rito si è ripetuto e nei forni del paese si è prodotta la tradizionale focaccia, il chisöl in dialetto.

A Pomponesco nella chiesa arcipretale, all’offertorio sono stati portati all’altare i doni della terra, non potendo come gli altri anni andare in piazza con gli animali. Questo tra il rammarico del Gruppo giovani agricoltori.

Per tornare a Sabbioneta, nel corso della funzione religiosa, svoltasi all’interno della parrocchiale del Bibiena oggetto di importanti restauri, sono stati ricordati anche suor Daniela, benvoluta insegnante per molti anni a Villa Pasquali e deceduta pochi giorni fa, e don Pietro Riccardi, indimenticabile sacerdote morto proprio il 17 gennaio del 2015, che aveva l’abitudine di esporre dall’alba al tramonto sul sagrato della chiesa, una grande statua di sant’Antonio, nel giorno del patrono.

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