Addio all’avvocato Benedini: amò la politica e salvò il Sociale

Nel Duemila sfidò il sindaco uscente Burchiellaro arrivando al ballottaggio. Fu presidente del Conservatorio e guidò i palchettisti del Teatro Massimo

MANTOVA. Mantova perde uno tra i protagonisti più appassionati e garbati della sua storia recente. E non è la retorica facile che si riserva a chi non c’è più: l’avvocato Guido Benedini era un uomo prezioso, d’altri tempi rispetto a questo evo storto e maleducato. Si è spento a 86 anni, aggredito dal Covid, al culmine di un’esistenza ricca d’interessi, passioni, progetti. L’orgoglio delle radici, l’amore per la famiglia, il mestiere vissuto come una missione, la dedizione alla politica e il gusto della cultura.

Nel 2000 Benedini sfidò l’allora sindaco uscente Gianfranco Burchiellaro, incalzandolo fino al ballottaggio, in un orizzonte partitico frammentato come e più di oggi. In consiglio comunale approdò da capogruppo di Forza Italia, ne uscì dopo qualche mese. Per motivi professionali, disse, ed era vero, voleva seguire i primi passi del figlio Francesco che aveva scelto la sua stessa professione. Ma era anche vero che la politica politicante, costellata di malizie e scorciatoie, non aderiva più al suo sentire.


Poco male, Benedini avrebbe incanalato la sua passione in altre cause (e non solo in tribunale): fu presidente del conservatorio Campiani e, per tre mandati, anche dell’assemblea dei palchettisti del Teatro Sociale, al quale si dedicò con energia arrembante perché fosse restituito alla comunità dei mantovani. Sotto la sua guida riuscì a raddrizzarne muri e conti, dimezzandone il debito e comprimendo le spese di gestione.

Originario di Governolo, Benedini aveva sposato l’unica figlia femmina di Edgardo Bianchi, Maria Luisa, senza lasciarsi intimorire dal nome e dall’influenza della famiglia, tra le più in vista di Mantova. Al contrario, rivendicando sempre le difficoltà e i sacrifici che la sua, di famiglia, aveva affrontato per fargli studiare legge a Ferrara, città di cui era innamorato.

Matrimonio solido e felice, quello tra Guido e Maria Luisa, dal quale, oltre a Francesco, sono nati Andrea, che vende abiti Lubiam in tutto il mondo, Silvia, che ha aperto una piccola scuola di yoga, e Laura, architetto e mamma a tempo pieno di cinque figli. Ai quali vanno sommati quelli degli altri fratelli, per un totale di dieci nipoti dei quali Benedini era amorevolmente orgoglioso.

«Non abbiamo mai avuto uno screzio – ricorda Francesco – è stato un padre di grande amore e poche parole, a noi figli si è offerto come un esempio da seguire, senza imporci insegnamenti. E così abbiamo imparato dalla sua concretezza, dal garbo e dal suo essere pacato». I funerali si svolgeranno domani alle 9.30 in San Barnaba, partendo dalla Casa funeraria di Mantova, a Levata in via della Costituzione.

Capitava spesso, in anni recenti, d’incontrare l’avvocato Benedini lungo la traiettoria tra la casa, in via Bonomi, e lo studio, in via Principe Amedeo, la figura alta e snella avvolta nel loden, il borsalino sulla testa, il passo misurato. E ogni volta era un sorriso sincero, l’interesse autentico di chi ha a cuore l’interlocutore. Ogni volta era il garbo di un gentiluomo. —


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi