Mantova, la cartiera dà il via alle bonifiche della discarica piena di veleni

Sotto analisi un deposito di fanghi: Pro-Gest propone indagini più approfondite dopo i primi riscontri di Arpa

MANTOVA. Entra nel vivo la bonifica delle quattro discariche situate all’interno dello stabilimento Pro-Gest di Mantova, attive dai tempi di Burgo, il vecchio proprietario della cartiera.

Il Comune, ai primi gennaio, ha approvato il piano di caratterizzazione presentato dall’azienda con le prescrizioni imposte da Arpa dopo che nella falda sotto il deposito di fanghi, risalente a prima del 1980 e situato a valle delle tre discariche, era stato riscontrato un aumento dei parametri di zinco, oltre che di arsenico, mercurio, ammoniaca, ferro e manganese. Convenzionalmente, quel deposito è stato denominato “discarica 5”. A punto, per iniziare i lavori di bonifica serve solo l’accordo tra Arpa e azienda sul calendario da seguire.

L’integrazione al piano di caratterizzazione per valutare il grado di inquinamento dei terreni era stato proposto volontariamente dalla cartiera dopo che in un piezometro a valle delle discariche erano state riscontrate criticità legate alla presenza di zinco. Nell’integrazione l’azienda aveva proposto di realizzare due nuovi sondaggi a carotaggio e di aggiungere un nuovo piezometro alla rete già approvata in sede di conferenza dei servizi. L’integrazione del piano è stata approvata dalla stessa conferenza dei servizi il 21 dicembre scorso con una serie di prescrizioni da parte di Arpa.

L’agenzia regionale per la protezione ambientale ha infatti chiesto per prima cosa di delimitare il perimetro della discarica con nuove indagini di tipo geofisico. Poi ha dettato una serie di indicazioni circa il numero di sondaggi da fare e a che profondità, prescrivendo l’infissione di sei piezometri nuovi intorno alla discarica 5. Il tutto sotto la supervisione di Arpa che preleverà e analizzerà in contraddittorio con Pro-Gest un numero di campioni pari almeno al 10% del totale.

La 5 risulta una discarica non controllata perché realizzata prima dell’entrata in vigore della legge regionale 94 del 1980 che ha introdotto nella legislazione il concetto giuridico di discarica controllata (le altre tre erano successive). Dagli atti consultati da Arpa risulta che quella discarica era il proseguimento del terrazzo fluviale verso il lago di Mezzo su cui la Burgo, con l’ok della Provincia, nel 1990 aveva attuato un’azione di messa in sicurezza permanente mediante un rivestimento e con dei diaframmi laterali in argilla fino alla quota del fondo.

Quel deposito di fanghi, nel corso degli anni, secondo Arpa potrebbe aver inquinato le acque di falda e per questo adesso è necessario intervenire con analisi approfondite. L’ipotesi è che la discarica 5 sia priva di fondo impermeabile dato che i rifiuti contenuti sono risultati ciclicamente sott’acqua (come evidenziato da Arpa nella sua nota di fine ottobre 2020).

«Le discariche non sono oggetto di lavori seguiti dal Comune – tengono a precisare da Via Roma – sono in corso approfondimenti, verifiche di tenuta dei teli e altre valutazioni tecniche, oltre a verifiche amministrative svolte da Arpa con la Provincia. Il Comune ha approvato le integrazioni al piano di caratterizzazione che includono sondaggi e piezometri nell’area della discarica 5 per verificarne le caratteristiche».


 

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