Morti da smog a Mantova: sotto accusa le polveri fini

La stima è dell’Agenzia europea dell’ambiente: oltre 500 decessi all’anno per gli effetti del Pm2.5 su cuore e polmoni

MANTOVA. Che lo smog avveleni e uccida è un’evidenza antica, vecchia di quasi un secolo. E l’intossicazione della pianura padana, fotografata dal satellite, è malattia nota. Colpa della natura, della conformazione a conca e dei capricci del meteo. Colpa dell’uomo, delle sue abitudini, del modello di economia. Vederlo certificato nero su bianco, con tanto di mappa interattiva, però, provoca un terremoto emotivo: la stima è di 128,66 morti premature (in anticipo sulle aspettative di vita) attribuibili alle polveri fini Pm2.5 ogni 100mila abitanti nella sola provincia di Mantova (dato 2018). Per un totale di circa 525 decessi all’anno, ottenuto da Alberto Zolezzi, pneumologo e deputato del Movimento 5 Stelle, applicando la stima ai 407.851 mantovani contati dall’Istat. La fonte è istituzionale, impermeabile ad accuse sbrigative di allarmismo: l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). Una sorta di Arpa sovranazionale.

«Se il dato nazionale risulta freddo, la stima dei decessi da Pm2.5 in un singolo territorio turba, dà l’idea che il fenomeno esista davvero. E ci impone di ridurre le emissioni» commenta Zolezzi, che ha sollecitato i dati all’Agenzia europea. Mantova è un tassello del bacino padano, che con 24.085 croci esprime il 40% di tutte le morti attribuite alle polveri fini in Italia (sempre nel 2018). Tassello, Mantova, dove le vite soffocate dallo smog rappresenterebbero l’11% del totale dei decessi.


Le polveri fini sono le più insidiose, perché aggrediscono i polmoni in profondità. Ma come portano alla morte? «Il particolato può causare o aggravare le patologie cardiovascolari e polmonari, gli infarti cardiaci e le aritmie, e può provocare il cancro – informa la stessa Aea – nel 2013, l’87 % della popolazione urbana nell’Unione europea era esposto a concentrazioni di Pm2.5 superiori ai valori definiti dall’Organizzazione mondiale della sanità per proteggere la salute umana. Le norme dell’Ue in materia di qualità dell’aria sono meno rigide, e solo il 9% era esposto al Pm2.5 oltre il valore obiettivo dell’Ue».

Calcola l’Agenzia europea dell’ambiente che allinearsi alla soglia dell’Oms eviterebbe 144mila morti premature. La distanza tra i due valori è robusta: nel Vecchio continente vale l’indicazione di 25 microgrammi per metro cubo di media annua, l’Oms, invece, ferma l’asticella a 10.

Nel suo ultimo bilancio sulla qualità dell’aria, Arpa Lombardia ha posto l’accento «sul trend complessivo di miglioramento su base pluriennale». Vero, ma, considerando anche il lockdown, il 2020 è andato peggio del previsto: «L’andamento delle polveri sottili è influenzato in modo significativo dalla presenza della componente secondaria (non immesso in atmosfera direttamente dalla sorgente, ndr) e, in parte, dall’aumento della combustione della legna negli apparecchi domestici – segnala Arpa – inoltre, la scarsità di precipitazioni, registrata in particolare il primo biennio e il mese di novembre, ha creato una situazione meteoclimatica sfavorevole alla dispersione degli inquinanti».

Com’è messa Mantova? Rilevata dalla centralina di via Sant’Agnese, nel 2020 la concentrazione media di Pm2.5 è stata di 20 microgrammi per metro cubo. Sotto il limite europeo, sì, ma il doppio della soglia Oms. 

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