Primi 50 richiami di vaccino a Mantova, ma resta l’incognita dosi

L’Asst tranquillizza: «Oggi nuova fornitura». Dal 6 febbraio via alla fase 1 bis

MANTOVA. Il tesoretto di fiale conservato e messo da parte dall’Asst di Mantova in queste settimane è servito ad avviare la somministrazione delle prime dosi del richiamo al vaccino anti Covid a 50 operatori sanitari vaccinati il 27 dicembre. Un calcolo preciso per rispettare la distanza di ventuno giorni che devono trascorrere dalla prima alla seconda iniezione.

E così l’Asst di Mantova è riuscita a rispettare la tabella di marcia che si era imposta all’inizio della campagna vaccinale nonostante il rallentamento nella consegna delle dosi da parte della Pfizer.


Ieri mattina è dunque iniziata fase di richiamo. Alle 10.30 negli ambulatori del nuovo centro prelievi del Poma sono stati convocati i 50 professionisti della sanità che lo scorso 27 dicembre avevano ricevuto la prima dose in occasione del Vaccine day simbolico. Il primo è stato il dottor Piero Parenti, ex segretario provinciale dei medici di medicina generale: primo mantovano vaccinato e primo richiamato.

Ora, però, per proseguire la campagna siamo nelle mani dell’azienda americana produttrice del primo vaccino distribuito in Italia che giorna fa ha annunciato un rallentamento nelle consegne.

Ma all’Asst sono tranquilli: «Nella giornata di domani (oggi, ndr) arriverà la fornitura di ulteriori fiale di vaccino della Pfizer-Biontech, che saranno sufficienti ad assicurare la seconda dose a tutti gli operatori vaccinati fino ad ora da Asst Mantova: un totale di 4.199 persone. Dal 25 gennaio si procederà con il richiamo per tutti e si continuerà fino al 6 febbraio. Questa settimana, inoltre, il personale di Asst dovrebbe iniziare a somministrare il vaccino a ulteriori professionisti che ancora non lo hanno ricevuto. Nelle prossime ore le strutture coinvolte nell’operazione, insieme alla direzione strategica, programmeranno quella che è stata definita la fase 1-bis della campagna vaccinale».

La fase 1 bis è riservata a sanitari privati, farmacisti, istituti di riabilitazione, centri diurni, semi-residenzialità, medici che operano nelle questure e tutto il personale di supporto negli ospedali pubblici e privati.

Terminata la fase 1 bis si procederà con la vaccinazione di massa, coinvolgendo subito la popolazione più anziana e fragile, compatibilmente con le dosi di vaccino che saranno consegnate anche dagli altri produttori. Il direttore generale dell’Asst Stradoni alcuni giorni fa aveva collocato la partenza tra fine febbraio e i primi di marzo. Qualche domanda sulla tempistica generale, però, possiamo già farla. La vaccinazione del 70%della popolazione della provincia di Mantova riguarda 283.683 abitanti, escludendo la fascia di età da 0 a 14 anni.

Per realizzare la vaccinazione di massa negli 8 mesi previsti in un primo momento dal cronoprogramma Arcuri (poi spostato ad autunno) occorrerebbero 567.366 dosi vaccinali( 2 per soggetto)con una somministrazione giornaliera di 2.364 dosi in tredici punti vaccinali.

Attualmente l’Asst ha attivato otto ambulatori vaccinali, di cui cinque all’ospedale di Mantova, due ad Asola e uno a Pieve di Coriano. Ecco perché da adesso in poi le autorità sanitarie mantovane dovranno giocoforza dotarsi di altri presidi vaccinali se vogliono rispettare il programma dettato dal commissario straordinario Arcuri. —




 

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