Mantova, quel confine che ci divide: «L’ultimo pranzo insieme? Il Natale del 20 dicembre»

La nostra provincia è incastonata nel lembo estremo della Lombardia e confina con due regioni, Emilia Romagna e Veneto, e un numero di province che non ha eguali: Brescia, Verona, Ferrara, Rovigo, Modena, Reggio Emilia, Parma, Cremona

POGGIO RUSCO. Il tempo passa ma i problemi rimangono. Anche perché continuiamo a rimanere in zona rossa. Non si può uscire di casa, non si può uscire dal proprio comune e se abiti in un paese sopra i 5mila abitanti, scordati dei parenti, anche se vivono a due chilometri di distanza, ma aldilà del confine.

Già. Torniamo a parlare delle zone di confine e delle famiglie spaccate dal Dpcm. Tanti, tantissimi i casi che si possono raccontare; la nostra piccola provincia, incastonata nel lembo estremo della Lombardia confina con due regioni, Emilia Romagna e Veneto e un numero di province che non ha eguali: Brescia, Verona, Ferrara, Rovigo, Modena, Reggio Emilia, Parma, Cremona. Il Basso Mantovano è il caso più emblematico di questa vicinanza di territori simili e diversi. Poggio Rusco il comune più beffato. Il nuovo decreto, rispetto a quello emesso nel primo lockdown, ha lasciato uno spiraglio ai comuni sotto i cinquemila abitanti: consentite le visite, una volta al giorno, entro trenta chilometri. Peccato che Poggio abbia seimila abitanti, quindi non rientri nella concessione. Il sindaco Fabio Zacchi, già nei mesi scorsi si era fatto paladino dei piccoli comuni e aveva chiesto a gran voce, insieme ad altri sindaci, che i piccoli centri non venissero considerati alla stregua delle grandi città.


«Insieme ad altri colleghi ho mandato l’ennesima lettera al Governo prima di Natale - ci spiega - ma non ci ascoltano. Non chiediamo privilegi, non chiediamo zero regole, chiediamo solo che vengano fatte regole proporzionate: tutti qui hanno parenti a Mirandola o Concordia o comunque a pochi chilometri. Le famiglie sono stanche, è una situazione ormai che si protrae da quasi un anno. Così come imporre la chiusura dei nostri piccoli negozi per non creare assembramenti: non ha senso, qui non ci sarà mai in negozio più di una o due persone. E così pure le scuole: impedire ai bambini di seconda e terza media di andare a scuola non ha senso. Le classi sono ampie e le abbiamo dotate di tutti i dispositivi, compresi banchi singoli, che erano stati richiesti. Non ci sono problemi nemmeno per i trasporti».

Per quanto riguarda gli affetti, lo stesso sindaco Zacchi è uno dei tanti che ha la famiglia divisa dai confini: «Mio padre vive a Nogara e mio fratello a Gavello, due chilometri dalla nostra frazione di Dragoncello ma già in Emilia. Non li vedo dal 19 dicembre quando eravamo zona gialla e abbiamo fatto il pranzo di Natale anticipato».

Come Zacchi, tanti altri. Cecilia e il suo compagno sono di Poggio ma da qualche anno vivono a Mirandola. Nel paese d’origine però ci sono ancora genitori, fratelli, nipoti. Tutte e due le famiglie. «Non le vediamo più se non al telefono. Non rischiamo di prendere delle multe - racconta Cecilia - Quattrocento euro sono tanti, su uno stipendio pesano. Abbiamo visto le nostre famiglie il 20 dicembre, abbiamo fatto finto che fosse Natale, con pranzo e tanto di scambio regali. E poi stop. Distanti abbiamo dovuto superare anche una perdita, la morte di mio nonno. Non ho potuto stargli accanto prima della morte e non ho potuto consolare mia nonna nei giorni dopo l’addio. Giusto il tempo del funerale sono stata a casa».

Quella di Valentina, una storia simile: «Vivo a Poggio ma ho tutta la famiglia a Concordia. Quindi addio tortellini della domenica da un anno. Abbiamo saltato anche le festività, ci vediamo solo in videochiamata...una tristezza, non ne possiamo più». —



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