Slitta il cda di Corneliani: già oltre 2mila firme per la casa di moda mantovana

Sollievo per lavoratori e sindacati che temevano un'imboscata contro la continuità produttiva prima della pronuncia del tribunale sulla proroga del concordato

MANTOVA. Da Susanna Camusso a Maria Zuccati passando per la segreteria nazionale del Pd con Marco Carra e centinaia e centinaia di cittadini: erano 500 a poche ore dal lancio, oltre mille a metà giornata e in serata avevano già sfondato quota duemila le sottoscrizioni alla petizione delle lavoratrici e dei lavoratori Corneliani per quella continuità produttiva, così decisiva per salvare il futuro della casa di moda, ora appesa alle scelte del consiglio di amministrazione in programma il 20 gennaio alle 10.30. (AGGIORNAMENTO ORE 10: il Cda è stato rinviato e la produzione può continuare)

Mantova, slitta il cda di Corneliani: la produzione può continuare

E mentre al presidio di via Panizza 5 la speranza è che «non ci sia un’imboscata dei soci prima della decisione del tribunale» attesa per il 21 gennaio, la mancanza di fiducia «in chi ci ha portato fino a qui» è ormai talmente grande che oggi la fabbrica si fermerà in sciopero per tutta la durata del cda aspettando in presidio di conoscerne l’esito.



«Le tantissime sottoscrizioni alla nostra petizione sono l’ennesima prova che tutta la provincia si stringe attorno alla vertenza e al futuro di 500 famiglie – commenta soddisfatto il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi – speriamo siano un’ulteriore pressione perché le prossime 48 ore segnino davvero la svolta di questa vertenza. Noi siamo pronti a ritirare la mobilitazione qualora venga garantita per il prossimo mese la continuità produttiva necessaria per salvare le tre stagioni, ma al momento non abbiamo garanzie sul cda».

Garanzie, su ordine del giorno e ragioni di un vertice tra azionisti convocato proprio nelle 24 ore precedenti alla decisione del tribunale sulla proroga di 90 giorni al piano di concordato, che le Rsu sono invano tornate a chiedere lunedì all’amministratore delegato Brandazza. Di qui la paura che il 19 gennaio si respirava durante l’unica ora di sciopero ai cancelli, la stessa che settimana scorsa solo il rinvio del cda aveva per qualche giorno stemperato. La mancanza di rassicurazioni da parte dei vertici aziendali fa temere un’“imboscata” rispetto a un obiettivo che fino a qualche mese fa sembrava comune: lavorare per l’estensione del concordato in bianco a fabbrica e negozi aperti.

Per questa ragione, dopo quelle che hanno definito «le non-risposte» dell’ad, le rsu hanno lanciato un appello online alla continuità aziendale per i prossimi 45 giorni con il sostegno delle istituzioni e della politica che è stata loro accanto in tutti questi mesi. L’incubo con cui le lavoratrici convivono in queste ore è quello di ritrovarsi come a giugno se non peggio: uno stop alla continuità produttiva proprio ora significherebbe non avere più tempo a disposizione per recuperare una situazione già salvata per i capelli lo scorso agosto.

Proprio ora che la fabbrica è al rush finale per completare la collezione primavera-estate 2021 già venduta e che entro marzo dovrà arrivare nelle vetrine dei negozi, proprio ora che siamo alla vigilia della campagna vendite dei campionari per l’autunno-inverno prossimo nonché di tutto quel lavoro di studio, ricerca e progettazione che serve per pensare agli abiti per la primavera-estate del 2022.

In tutto «45 giorni decisivi per non far finire i 60 anni di storia della Corneliani e il nostro posto di lavoro su un binario morto» hanno scritto le rsu nella petizione indirizzata a consiglio di amministrazione, soci e ministero dello sviluppo economico. Ma se sul Mise contano ancora, la fiducia in azionisti e amministratore delegato è ormai ai titoli di coda.

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