Il mercato di Mantova rientra in piazza: pochi banchi, pochi visitatori

MANTOVA. Affari non esaltanti, banchi assenti e timori per il futuro. Il ritorno del mercato in piazza Sordello, limitato alla vendita di soli generi alimentari, non ha fatto certo registrare numeri da capogiro. Una partenza a rilento nelle prime ore, un maggior afflusso nelle ore centrali della mattinata. Gastronomia e pescheria i banchi più gettonati, ma senza eccessi. Di certo senza assembramenti, con i clienti tutti con mascherina e ben distanziati nell'attesa. L'area della piazza destinata al mercato è stata delimitata, con ingressi controllati e percorsi separati per entrata e uscita. Cinquanta al massimo le persone ammesse contemporaneamente. Il fatto che non si siano di fatto mai create code per accedere all'area, testimonia come l'afflusso sia stato ben lontano da quello di un normale giovedì del passato. Tra gli operatori due sono le rimostranze più gettonate. «Qui all'aperto gli ingressi sono contingentati, mentre questo non accade più nei supermercati» la frase ripetuta da quasi tutti. E poi, la richiesta di essere più interpellati, di essere parte del processo decisionale che coinvolge le istituzioni.

Mantova, torna il mercato in piazza Sordello



«Su quest'ultimo punto c'è poco da fare – spiega Simone Nasi, presidente di Anva Confesercenti Mantova – in caso di zona rossa le regole sono queste, il Comune non ha responsabilità. Sono decisioni del governo centrale e ne prendiamo atto. Le rispettiamo in maniera civile e silenziosa, ma siamo costretti ai salti mortali, tra ristori che non arrivano e tentativi di qualche ambulante di provare la strada del delivery. Gli spazi vuoti? Qualcuno non è venuto perché temeva affari scarsi, altri potrebbero aver avuto difficoltà nell'approvvigionamento della merce. Sono d'accordo con gli operatori sul tema della differenza di trattamento con i supermercati, dove spesso assistiamo a scene di assembramenti nelle corsie». Il settore è allo stremo. «Le istituzioni non possono fare chiudere le attività senza dare un sostegno. Siamo sfiniti, con i ristori arrivati che coprono al massimo il 5% del fatturato. Ormai si conta sull'aiuto di parenti, mariti o mogli o sulla benevolenza dei fornitori. Speriamo che a febbraio si riparta. A non farci mollare è l'affetto che le persone ci mostrano». —

Matteo Sbarbada
 

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