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Mantova, la lunga attesa delle operaie Corneliani

Silenzio fino a tarda ora dal tribunale. In fabbrica i responsabili prodotto di BasicNet. Boglione: «Continuità essenziale» 

MANTOVA. È stata una di quelle giornate che sembrano non finire mai per le lavoratrici e i lavoratori della Corneliani. Le mani impegnate a confezionare con la cura e la perizia di sempre capi d’alta moda ormai pronti per negozi e campagna vendite e il cuore stretto dall’ansia per quello che sarà. Per quello che il tribunale, riunito in camera di consiglio fin dal pomeriggio di ieri, stava decidendo sul futuro della loro azienda, che è tutt’uno con il loro di futuro.

Una lunga attesa cadenzata dallo snervante rincorrersi di messaggi nella speranza di quella notizia che a tarda ora non era ancora arrivata, di quel sì al rinvio per il deposito del piano di concordato ormai ingrediente fondamentale, insieme alla continuità produttiva, per salvare la casa di moda e il lavoro di 500 persone solo nello stabilimento di Mantova. Una lunga attesa condivisa a distanza con il patron di BasicNet Marco Boglione che martedì durante la visita alla sede legale e allo showroom Corneliani di via Durini a Milano avrebbe dichiarato davanti ad alcuni dipendenti che per lui è essenziale tanto la continuità produttiva quanto quel tempo in più che il tribunale potrebbe concedere, per terminare i suoi approfondimenti e arrivare a formalizzare un’offerta di acquisizione.


Spettatore interessato, anche lui, quindi, al giudizio del tribunale che a questo punto potrebbe chiudere la partita respingendo la richiesta di proroga depositata dall’azienda o riaprirla estendendo il periodo di concordato in bianco per i tre mesi chiesti o anche per un periodo inferiore, comunque prezioso per arrivare a quel salvataggio dato per certo sin dal 21 luglio grazie all’impegno del Mise di entrare nel capitale con dieci milioni del “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa”.

Un interessamento quello dell’imprenditore torinese confermato dai suoi continui sopralluoghi nelle sedi del gruppo, così come dalle parole del figlio Lorenzo, vicepresidente sales di BasicNet, che intervistato dalla Rai per la settimana della moda ha dichiarato: «La situazione non è semplice ma stiamo facendo tutte le valutazioni approfondite del caso e se ci sarà la possibilità di fare qualcosa sono sicuro che lo faremo».

E un’ulteriore conferma arriva con la presenza ieri in stabilimento dei responsabili di alcuni prodotti della galassia BasicNet che, ricordiamo, opera con i marchi Kappa, Robe di Kappa, Jesus Jeans, K-Way, Superga, Sabelt, Briko e Sebago. Emissari mandati a guardare da vicino la produzione mantovana mentre il personale si sta riducendo di giorno in giorno, con gli addetti al taglio già in cassa integrazione per il periodo di “scarico produttivo” imposto dall’emergenza Covid. E arrivati proprio nel giorno in cui in fabbrica veniva confezionato l’ultimo capo del campionario per la stagione autunno-inverno 2021 pronta per la campagna vendite che scatterà lunedì prossimo. Così come è ormai questione di giorni per la collezione primavera-estate 2021 che, una volta terminata e confezionata, dovrà essere spedita nei negozi di tutto il mondo. In tutto quarantacinque giorni ancora perché il lavoro, la fatica, i sacrifici fatti fin qui non siano vani: “continuità produttiva” significa semplicemente questo. Significa non perdere gli ordini, non bucare le consegne di capi già venduti, non uscire dal mercato. È per questo che i dipendenti hanno scioperato, protestato, patito il gelo ai cancelli e lanciato quella petizione online che in nome della “Continuità, continuità, continuità” ha già superato le 3.500 firme e punta ora a sfondare quota quattromila.

Intanto stamattina alla Camera sarà discussa l’interpellanza sulla Corneliani della deputata Anna Lisa Baroni che chiede al Mise di confermare la disponibilità a entrare nel capitale della casa di moda. A risponderle sarà Alessandra Todde, sottosegretaria con delega alle crisi, da cui i sindacati aspettano ancora una risposta alle ormai ripetute richieste di riconvocare il tavolo mantovano.
 

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