Il primario di  oncologia Cantore assolto, esulta la difesa. Parte civile: stoppate le prove

L’avvocato dei medici rivali: le intercettazioni non ammesse erano fondamentali. Il difensore del primario: ma la sentenza dice che non c’è stato maltrattamento 

MANTOVA. Assoluzione del primario di Oncologia Maurizio Cantore, finito a processo con l’accusa di maltrattamenti e abuso d’ufficio nei confronti delle due dottoresse. Ed ecco le reazioni del giorno dopo. Ovviamente molto soddisfatta la difesa del medico, rappresentata dal professor Luigi Stortoni del foro di Bologna: «È stata una vicenda dove si è addirittura invocato il maltrattamento, quando invece si è semplicemente trattato di due medici che si sono opposti alla gestione collettiva e collegiale del reparto, condivisa da medici e infermieri. Tutti hanno deposto e scritto lettere dicendo: noi vogliamo lavorare in questo modo. Un metodo che non è stato assolutamente accettato e condiviso dalle due dottoresse. Hanno denunciato, fatto esposti e si è voluto sparare il tutto a livello penale».

«E per quanto riguarda le intercettazioni il tribunale non le ha accolte – commenta Stortoni – perché non avevano rilevanza penale».


Di parere completamente opposto la parte civile rappresentata dall’avvocato Picozzi. «È stato un processo monco, zoppo, proprio perché mancante di prove fondamentali, quali le intercettazioni. Intercettazioni che il giudice per le indagini preliminari Matteo Grimaldi ha ritenuto fondamentali per respingere l’archiviazione e avviare il processo». Da quei dialoghi registrati dagli investigatori risulterebbe «la volontà del primario di escluderle dal gruppo, di isolarle: basti pensare che sono state collocate nel Follow up, un reparto dove si visitano soltanto le persone già guarite dal tumore».

Le dottoresse Francesca Adami e Maria Beatrice Pisanelli hanno accolto la sentenza con sconcerto e delusione. Erano loro le firmatarie dell’esposto contro le linee terapeutiche imposte dal dirigente del reparto: cure loco regionali a basso costo e poco efficaci – a detta loro – al posto di farmaci di ultima generazione in linea con protocolli terapeutici più aggiornati. Le due dottoresse erano state trasferite, la prima al reparto di Medicina generale dell’ospedale di Pieve di Coriano, la seconda alle Cure palliative. Ma poi, per il clamore che la vicenda aveva suscitato a livello mediatico, erano state fatte rientrare

Il primario di Oncologia dovrà comunque affrontare un altro processo dov’è imputato con altri tre medici, di omicidio colposo, lesioni aggravate, falso in atto pubblico e violazione della privacy.

L’inizio del dibattimento è stato fissato al 23 febbraio prossimo davanti al giudice Giovanna Camillo. In aula si dibatterà della morte di tre pazienti oncologici a cui, secondo l’accusa, sarebbero state somministrate terapie non idonee. 
 

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