Il Polo fertilità di Mantova resta chiuso, senza terapia 200 donne

L’attività del reparto di fecondazione assistita al Poma è rimasta ferma per sette mesi. Il responsabile: «Perché tutti gli altri in Lombardia hanno riaperto e noi no?»

MANTOVA. Chiuso da marzo a luglio, riaperto a metà estate e stoppato nuovamente a fine novembre. E sempre sacrificato per fare spazio ai letti Covid.

L’emergenza sanitaria ha imposto scelte drastiche all’Asst di Mantova per creare nuovi spazi dove accogliere i pazienti gravi colpiti dal coronarivus. Decisioni obbligate che nel corso dei mesi hanno provocato la chiusura di alcune unità operative del Poma.


La Procreazione medicalmente assistita (Pma), fiore all’occhiello della fecondazione artificiale in Italia con 750 interventi all’anno, è tra i reparti dell’ospedale di Mantova che finora ha pagato il prezzo più alto: sette mesi di inattività.

A metà gennaio, secondo il programma stilato dall’unità di crisi, avrebbe dovuto riaprire. O almeno era stata ipotizzata una «probabile» ripresa dell’attività.

«Ad oggi purtroppo – spiega il primario Massimo Bertoli – non abbiamo avuto più nessuna notizia di questa ipotesi e di fatto non c'è tuttora nessuna nuova data. E ho una lista di attesa di 200 pazienti con il protocollo terapeutico già consegnato per iniziare la terapia».

I locali della Pma vengono attualmente utilizzati come reparto Covid (due letti) per le pazienti gravide positive. Nel frattempo, però, nel reparto di Ostetricia sono stati ricavati e allestiti altri due letti, separati dal resto della struttura da una porta a vetri. «Fino a oggi – riprende il dottor Bertoli – non sono stati utilizzati per un problema di ricambio d'aria, ancora non risolto».

Il primario è amareggiato, perché intanto gli altri centri Lombardi di Pma sono stati tutti aperti: «Potrei fare l’elenco: Mangiagalli, San Raffaele, Humanitas, Niguarda, Zucchi a Monza, Pavia, San Giovanni a Bergamo, Varese, Cantù e Brescia come pure sono aperti i centri del Veneto e dell'Emilia Romagna. Rispetto alla prima ondata Covid, dove i centri Pma erano tutti chiusi, oggi solo Mantova è ferma e questo comporta che per la sua ubicazione geografica di confine tra Emilia Romagna e Veneto e all'interno della regione stessa in mancanza di una data certa di riapertura noi rischiamo di perdere una notevole quota di pazienti i quali si rivolgeranno ad altre strutture, soprattutto se si tratta di soggetti in età avanzata dove il fattore tempo è vitale. Per il momento solo poche coppie di mia conoscenza si sono recate in altre strutture lombarde o venete».

Ma la preoccupazione del dottor Bertoli non si esaurisce qui: in questa situazione il Poma non è in grado di garantire la possibilità di conservare gameti femminili e maschili dei pazienti oncologici come richiesto dal Centro Nazionale Trapianti.

Pochi giorni fa il primario ha ricevuto la telefonata dei colleghi ematologi che gli chiedevano se c’era la possibilità di crioconservare il liquido seminale di un paziente oncologico che deve essere sottoposto a chemioterapia. «Questo – sottolinea Bertoli – per il Cnt dovrebbe essere possibile, ma essendo il centro chiuso ho riferito ai colleghi di rivolgersi alla direzione sanitaria per la soluzione del problema. Sicuramente il paziente verrà inviato in un altro centro lombardo. Ma è giusto che un paziente oncologico che ha un centro nel proprio ospedale debba rivolgersi altrove?».




 

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