Mantova, fino al 15 aprile per salvare la Corneliani: il tribunale da l'ok e striglia i soci

Sindacati e Rsu: tavolo immediato al Mise con la proprietà, il tempo da solo non basta, chi garatisce ora la continuità produttiva?

MANTOVA. Dal boato liberatorio che in fabbrica ha accolto la notizia alla subitanea richiesta dei sindacati per un immediato tavolo di crisi al Mise «perché rimane aperto ancora il nodo della continuità produttiva» passando per la strigliata del tribunale ai soci tanto per i contrasti quanto per i mancati investimenti. Arrivato nella mattinata di ieri 22 gennaio, l’atteso via libera dei giudici alla proroga massima per il deposito del piano di concordato apre un nuovo capitolo per il futuro della Corneliani. Ora c’è tempo fino al 15 aprile per salvare la casa di moda con un concordato in continuità che contempli l’ingresso del Mise e di un terzo investitore. Ma, come rimarcano tribunale, sindacati e Rsu, il tempo in più da solo non basta.

Mantova, proroga di 90 giorni per salvare la Corneliani



L'OK AL RINVIO CON STRIGLIATA AI SOCI

Gli ostacoli portati dalla seconda ondata pandemica e i tempi più lunghi di quelli da loro previsti per lo sblocco dei 10 milioni targati Mise. Sono le motivazioni dell’azienda nell’istanza di proroga che il tribunale, visto il parere del commissario giudiziale Luca Gasparini, ha ritenuto «concrete e giustificate» anche alla luce del fatto che «permane l’interessamento – si legge – di un imprenditore alla prosecuzione dell’attività di impresa» che rende «ancora possibile una proposta di concordato in continuità». I giudici però chiamano in causa gli stessi azionisti sollecitando «con forza la società» a procedere, «superando i contrasti tra i soci francamente incomprensibili», con «un rafforzamento patrimoniale in misura congrua, ad oggi del tutto inesistente» in modo «da scongiurare per quanto possibile la soluzione liquidatoria».




APPLAUSI E LACRIME IN FABBRICA


Fino a un istante prima nei reparti «non volava neppure una mosca», poi quel messaggio mandato dai sindacati in simultanea a tutti i dipendenti «ed è stato un boato». Un’esplosione di lacrime e applausi liberatori dopo l’estenuante attesa. A raccontare la gioia in fabbrica sono le Rsu Ornella Palmisano, Maurizia Pescasio, Gianluca Faccioli, Gabriella Zucchelli, Migena Kalemaj e Giovanna Giannini: «Ci siamo sentiti per un attimo in una “foresta incantata”, ma la selva oscura è dietro l’angolo e non abbassiamo la guardia». E la selva oscura è quella dei soldi che mancano «che gli azionisti devono mettere per la continuità produttiva».

I SINDACATI: SUBITO TAVOLO AL MISE, CHI METTE I SOLDI PER LA CONTINUITa'?

Arrivata la proroga, è partita la richiesta di un tavolo di crisi da parte dei segretari generali di Filctem Cgil, Michele Orezzi, Femca Cisl, Gianni Ardemagni, e Uiltec Uil, Giovanni Pelizzoni. «Un grazie ai giudici e al pre commissario Gasparini – dichiara Orezzi – per il loro lavoro e per aver regalato una giornata di sollievo alle maestranze. La notizia è stata una liberazione per le lavoratrici e i lavoratori impegnati in una nuova mobilitazione da più di un mese, festività comprese. Le ultime settimane emozionalmente sono state delle montagne russe, ma ora come ci siamo ripetuti più volte fuori dai cancelli “pian col fajan”: bisogna stare calmi e non farsi prendere dall’entusiasmo. Non basta la proroga: da qui al 15 aprile è indispensabile la continuità produttiva e commerciale per salvare il mercato e aspettare che gli interessamenti, tra cui quello più avanzato del cavalier Boglione, possano trasformarsi in offerte concrete. Per questo abbiamo chiesto un immediato tavolo del Mise alla presenza di tutta la proprietà come il 21 luglio, con un unico punto all’ordine del giorno: chi garantisce la continuità che serve per salvare la Corneliani?». «La decisione del tribunale è positiva – aggiunge Ardemagni – ma attenzione, siamo ancora in salita e il primo appuntamento sarà entro la prossima settimana con la riunione del cda, dove ci aspettiamo decisioni importanti per la continuità produttiva e l'iniezione di nuova liquidità». Insomma «adesso – rimarca Pelizzoni – serve continuità produttiva e liquidità: le proprietà devono garantire questo passaggio e chiediamo al Mise di riconvocare il tavolo di crisi per far chiarezza sui prossimi passaggi e sui fondi promessi: l'operatività è fondamentale». Insomma ora Corneliani respira, ma l’aria da sola non basta per sopravvivere.
 

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