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Mantova, il luna park salta per Covid: «Non ci sono le condizioni»

Il Comune rinvia l’appuntamento al 2022, d’accordo gli operatori delle giostre. Ma c’è chi dissente: «Potevano farci slittare a marzo, la sicurezza è garantita»

Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. L’anno scorso il virus aveva addormentato il luna park, come un sortilegio. Adesso la pandemia lo cancellerà proprio, come una condanna, costringendo gli operatori delle giostre a saltare un giro. E i bambini a fare senza. Ci si rivede nel 2022. Manca ancora l’ufficialità, ma l’assessore Iacopo Rebecchi non si sottrae: «Non ci sono le condizioni per autorizzare eventi di richiamo, che, inevitabilmente, creerebbero assembramenti. In settimana tornerò a confrontarmi con i rappresentanti della categoria, ma la via è strettissima».

«Il 2021 va così» si fa coraggio Roberto Verzelletti, vicepresidente della commissione organizzativa che allestisce e coordina il luna park sul Te. La sua attrazione? La pesca dei cigni. Un grande classico. Non se la prende col Comune, Verzelletti, al contrario, concorda sul fatto che nell’orizzonte attuale un parco divertimenti fosse improponibile. Troppi contagi. «Quando ci fermarono, il 23 febbraio dell’anno scorso, nessuno di noi sospettava che si trattasse di una cosa così grave – ricorda – credevamo di cavarcela in un paio di settimane, la Cina con le sue chiusure sembrava talmente lontana, e invece la cosa è esplosa».

Racconta Verzelletti di un anno drammatico, che si è accanito sul settore dello spettacolo viaggiante, tra i più colpiti insieme a palestre, piscine e discoteche. L’estate ha accesso l’illusione della ripartenza, ma è durata due mesi e mezzo. E, da viaggianti che erano, gli imprenditori delle giostre hanno dovuto fermarsi. «I ristori? Sì, qualcosa è arrivato, ma ci manca il guadagno giornaliero, mentre l’assicurazione e la revisione dei mezzi dobbiamo continuare a pagarle. Speriamo che questa maledetta pandemia finisca con la vaccinazione».

Mancano i soldi e manca il respiro del luna park. «Siamo spiazzati» confessa David Pivetta, proprietario di una tra le giostre più mozzafiato, Area 51, che a volerla acquistare nuova non basterebbe mezzo milione. «Per noi, abituati a stare nel rumore e tra la gente, è come essere finiti in mezzo a un’ecatombe – si sfoga – il problema è che non se ne vede la fine. La decisione del Comune di Mantova? Non mi sento di contestarla. Semmai ce l’ho con quei sindaci che ci hanno stoppato in autunno, quando c’erano ancora le condizioni per lavorare. Almeno avremmo ricaricato un po’ le batterie».

Dissente dai colleghi Devis Tamassia, che dal Comune si sarebbe aspettato un atteggiamento più morbido: «Anziché dirci subito no, avrebbe potuto prendere tempo, farci slittare di un mese, a marzo. Se ci sono le condizioni per operare in sicurezza? Secondo me sì, abbiamo protocolli e linee guida, lavoriamo all’aperto e si possono contingentare gli ingressi, come al mercato. Perché aprire i centri commerciali e chiudere i luna park?».

Intanto c’è chi ha cambiato lavoro, per guadagnarsi da vivere e mettere in po’ di chilometri sotto le suole. Per tornare a viaggiare. Dall’Amor Express al corriere espresso. Il passo della crisi.

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