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Mantova, la scure del 2020 sul mondo del lavoro, Cgil: ora più che mai i posti vanno protetti

Soffiati: cassa Covid e stop ai licenziamenti evitano il peggio: «Riforma degli ammortizzatori o sarà crisi devastante»

Monica Viviani
2 minuti di lettura
(ansa)

MANTOVA. Oltre 500 imprese in meno, ottomila avviamenti al lavoro in meno e cessazioni in calo solo grazie al blocco dei licenziamenti: dati che fanno del 2020 un annus horribilis per il mondo del lavoro nel Mantovano. E «senza la cassa Covid e il blocco dei licenziamenti la situazione sarebbe stata devastante», per questo ora «è necessaria una riforma degli ammortizzatori a carattere universalistico». A fare il punto sulla crisi innescata dalla pandemia guardando al futuro che ci aspetta è il segretario generale della Cgil Daniele Soffiati partendo dall’ultimo report della Camera di Commercio che ci dice che nel 2020 le imprese mantovane si sono ridotte dell'1,3%. «I numeri disegnano un tessuto imprenditoriale sempre più “smagliato” – spiega – a partire dal saldo tra iscrizioni e cessazioni che vede le uscite in vantaggio di 501 unità, portando così lo stock delle imprese a 38.791. È un ulteriore colpo all’interno di un trend negativo dal 2011, che ha generato un decremento di quasi 4mila imprese in nove anni».



Ancor più sensibile il calo delle imprese attive, passate dalle 39.393 del 2010 alle 34.821 di fine 2020, con una diminuzione di oltre 4.500 unità «a testimoniare la difficoltà crescente delle nostre aziende a rimanere competitive sul mercato». Come già da alcuni anni, la contrazione colpisce i settori più tradizionali: manifattura (-3,3%), costruzioni (-3%), commercio (-2,6%); ma anche i servizi di informazione e comunicazione (-3%). Il saldo negativo delle imprese artigiane (-2,4%) è peggiore del dato nazionale (-0,2%) e lombardo (-0,4%). E il calo riguarda anche qui la quasi totalità delle attività: manifatturiero, costruzioni, trasporto e magazzinaggio, riparazione autoveicoli e motocicli, trasformazione alimentare.

Di pari passo i dati sul mercato del lavoro di Regione Lombardia che fotografano in provincia di Mantova un crollo degli avviamenti. Oltre 8mila in meno nel 2020 (-12,9%) sul 2019: siamo passati da 62.203 a 54.196. «E per rendersi conto dell’entità basti pensare che tra il 2018 e il 2019 il calo era stato del 4,2%, mentre fra il 2017 e 2018 si era registrato un incremento (+6,2%)».

Solo le cessazioni sono diminuite (da 62.814 a 47.721: -24%) «ma su questo dato – rimarca Soffiati – ha influito il blocco dei licenziamenti per l'emergenza Covid». A livello regionale gli avviamenti sono a -21,2% e le cessazioni a-25%.

Insomma «è evidente – conclude il segretario della Cgil – che la cassa integrazione Covid e il blocco dei licenziamenti hanno ridotto gli effetti di un crollo occupazionale che, senza queste misure, avrebbe prodotto ripercussioni devastanti nel tessuto sociale del Paese. Alla luce del prolungamento dello stato di emergenza fino al 30 aprile e della possibilità che venga esteso fino all’estate, è necessario prendere in considerazione la prosecuzione della cassa Covid in abbinamento alla proroga del blocco dei licenziamenti. È necessario anche proteggere il più possibile i posti di lavoro, a maggior ragione in una fase inedita come quella che stiamo vivendo in cui i settori più in difficoltà sono quelli (turismo, terziario, cultura) che negli scorsi anni hanno in parte assorbito lo strutturale calo dell’occupazione nei settori manifatturieri». E guardando ai prossimi mesi? «Come richiesto dalle parti sociali nell’ultimo incontro al ministero del lavoro sarà necessario definire un vincolo contrattuale e politico che stabilisca l’obbligo di utilizzare tutti gli ammortizzatori a disposizione prima di considerare l’ipotesi di esuberi strutturali». Insomma «una riforma degli ammortizzatori a carattere universalistico non è più procrastinabile». —
 

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