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«L’ok del boss o niente lavoro», nei cantieri comandava il clan

In 61 pagine la Corte di Cassazione spiega come si muoveva l’organizzazione E c’è anche chi ritornerà alla sbarra: Marchio di nuovo davanti ai giudici



Una “gemma” a tutti gli effetti della potentissima associazione mafiosa di Nicolino Grande Aracri, il boss della ’ndrangheta cutrese, con Antonio Rocca, il muratore di Pietole, direttore e organizzatore della banda criminale nel Mantovano.


In 61 pagine la Corte di Cassazione spiega le motivazioni della sentenza con cui ha confermato, nella sostanza, le condanne inflitte a otto dei nove imputati nel processo d’Appello di Pesci del marzo dello scorso anno, e ha disposto un nuovo processo per Alfonso Bonaccio, annullando l’assoluzione.

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