Il Fisco cancella le cartelle e chiede il conto al Comune di Mantova

Colpo di spugna sui crediti: le casse di via Roma non incasseranno 11,7 milioni. E l’Agenzia delle entrate pretende 47mila euro di spese di notifica. Il vicesindaco: «Non pagheremo»

MANTOVA. Il danno a cui rischia di associarsi anche la beffa. Come nel più amaro dei finali. Vittima il Comune di Mantova che, però, ha deciso di ribellarsi. Tutto inizia nel 2018 quando il governo giallo-verde tra Lega e Cinque Stelle emana il decreto legge 119 che passa un colpo di spugna su tutti i crediti fino a mille euro maturati, dal 2000 al 2010, dalle amministrazioni pubbliche (Comuni compresi) nei confronti dei cittadini.

Una sorta di cancellazione del dovuto che rientrava nella cosiddetta rottamazione ter delle cartelle di Equitalia (per importi superiori ai mille euro si sarebbe pagato l’importo ma senza gli interessi). Per gli enti locali si è trattato di rinunciare ad ingenti cifre per le quali erano già iniziate le procedure di recupero coattivo e che, prima o poi, avrebbero portato a qualche risultato.

Per il Comune di Mantova questo colpo di spugna è costato quasi 11 milioni e 700mila euro, esattamente 11.699.307 euro, cancellati dalla sera alla mattina. Si tratta, per la stragrande maggioranza, di contravvenzioni per violazioni al codice della strada ma nella somma figurano anche rette degli asili nido così come bollette dei rifiuti e importi modesti relativi all’Ici, la vecchia imposta sugli immobili.


Un danno enorme per le casse comunali, anche se, conferma il vice sindaco Giovanni Buvoli, «non influirà sul bilancio dato che con la vecchia contabilità quei crediti non dovevano essere coperti dal fondo crediti di dubbia esigibilità. Resta, comunque, il fatto che se prima avremmo comunque sperato di incassare qualcosa nel tempo, adesso proprio questa possibilità non c’è più».

Adesso, inoltre, rischia di arrivare la beffa per Via Roma. L’Agenzia delle entrate che all’epoca dei crediti si occupava tramite Equitalia delle riscossioni per il Comune (ora lo fa con un’altra società, ma solo per quelle coattive oltre i 20mila euro) ha presentato il conto.

Per il suo lavoro di accertamento e riscossione in dieci anni aveva portato alla luce 69.888 contribuenti che dovevano, ciascuno, un somma fino ai mille euro al Comune, e per i quali aveva iniziato le procedure coattive, notificando a ciascuno la cartella passata a ruolo. Il tutto per 46.426 euro, che ora pretende siano saldati. Via Roma, per sicurezza, ha attinto la somma dal fondo di riserva (giovedì dovrà avere l’avallo del consiglio comunale), ma ha deciso di non pagare.

Dice Buvoli: «I nostri uffici hanno scritto all’Agenzia delle entrate ribadendo che quel decreto legge di tre anni fa prevedeva l’annullamento diretto delle cartelle ma senza oneri a carico dei Comuni. Il pagamento, invece, delle notifiche rappresenterebbe per noi una spesa. Vediamo che cosa ci risponderà l’Agenzia delle entrate, dopodiché agiremo di conseguenza. Anche perché sarebbe una beffa pagare anche per crediti che risalgono ad altre amministrazioni comunali. La nostra, in fin dei conti, è solo vittima di qual decreto».

Il Comune è deciso ad andare fino in fondo, anche a costo di aprire un contenzioso con l’Agenzia delle entrate, espressione di quello stesso Stato che ha annullato le cartelle. «Hanno rottamato le cartelle con i soldi dei Comuni – osserva Buvoli – senza alcuna compensazione. Proprio in un momento in cui avremmo bisogno di risorse per la nostra comunità alle prese con la crisi economica indotta dal Covid».

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