Mantova, addio a Dante Rizzi: fu ambasciatore dell’Anello di Monaco

Titolare storico della Pasticceria del Nonno, per anni ritrovo anche di allenatori, calciatori, tifosi e dirigenti della squadra biancorossa

MANTOVA. La città si scopre più amara senza Dante Rizzi, l’ambasciatore dell’Anello di Monaco, storico titolare della Pasticceria del Nonno di via Luzio, morto a 70 anni. Arrivato da Cremona per fare il vigile del fuoco, Rizzi fu preso per la gola dalla città e, soprattutto, dall’amore per la (futura) moglie Marina: il Nonno dell’insegna era il suo, Ernesto Caletti, maestro pasticciere che aveva imparato l’arte girando l’Italia dei mille sapori.

«Mai mangiato dolci» confessava alla Gazzetta Dante Rizzi nell’autunno del 2011, quando era andato in pensione dopo trentaquattro anni di farina e passione. Gioie e fatiche di un mestiere che ogni giorno inizia e finisce con il buio.


Dell’Anello di Monaco, Rizzi diceva che, mentre lo impastava, sentiva di avere tra le mani una cosa viva, ma dell’assaggio aveva sempre incaricato la figlia Annalisa. Fedele ai dolci della tradizione, Rizzi era anche un creativo: tra le sue ricette originali, la più famosa era quella della torta di zucca. Famosa e non replicabile, fatta per un 10% con un ingrediente che è rimasto segreto.

Oltre che per la sua arte, gli amici ricordano Dante per la generosità senza riserve e per l’aria di famiglia che si respirava nella Pasticceria del Nonno, per vent’anni ritrovo anche di allenatori, calciatori, tifosi e dirigenti del Mantova. Il nome di Rizzi è legato pure al ristorante caffetteria “La loggia di Corte Nuova”, all’interno di Palazzo Ducale: vi si accedeva sia da una porticina di legno nella Sala dei Mesi, a metà percorso, sia dal prato del Castello di San Giorgio. Esperienza breve, intensa e mai ripetuta.

I funerali si svolgeranno il 27 gennaio partendo alle 9.10 dalla Casa funeraria di Mantova, a Levata in via della Costituzione, per la chiesa di Santa Maria del Gradaro. Niente fiori: eventuali offerte saranno devolute dalla famiglia all’Istituto oncologico mantovano.
 

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