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Mantova, la rabbia dell'investitrice truffata: «Addio a mezzo milione, ora lotto per riaverlo» 

Parla la cliente che ha dato il via all’indagine sulla broker: «Dalla banca tanti silenzi, gioca al ribasso sui risarcimenti»

MANTOVA. «Hanno impiegato sei mesi per fare le verifiche, poi è cominciato il balletto dei conteggi, e infine hanno cercato di mercanteggiare i risarcimenti». È rivolta soprattutto contro la banca, l’Intesa San Paolo Private Banking, la rabbia di alcuni dei trenta clienti ingannati dalla consulente finanziaria con rendiconti gonfiati sugli investimenti allo scopo di nascondere le perdite.

Certificava attività inesistenti per un totale di sei milioni. La Guardia di Finanza sta indagando. Se Monica Laudini, 55 anni, di Quistello, è ormai fuori gioco, radiata dall’albo, i clienti stanno cercando di ottenere risarcimenti dalla banca: richieste, assicurano, finora rimaste lettera morta.

«Parlando con il direttore della banca, nel novembre del 2019, ho scoperto che i conti sui miei investimenti, che la consulente mi aveva mostrato, erano falsi» racconta la cliente da cui è partita la segnalazione che ha dato il via all’indagine. «In dieci anni avevo consegnato alla Laudini un milione e 300mila euro, per cui lei mi aveva assicurato rendimenti altissimi grazie alla sua gestione oculata. Mi sono ritrovata con 800mila euro».

Oltre al mezzo milione volatizzato, sottolinea di aver perso anche il denaro che avrebbe guadagnato con altri investimenti «che ho annullato per dare i soldi, in più riprese, alla Laudini. Mi riceveva in un ufficio di via Frattini, aveva tutta la modulistica della banca a cui andavano i miei soldi. Ho scoperto poi che aveva fatto investimenti ad altissimo rischio, tra l’altro contrari al mio profilo. Ma come potevo immaginare cosa stesse facendo?». 
 
Le ipotesi sono due: o i soldi sono finiti nelle tasche della consulente o, in modo più probabile, le perdite reali venivano nascoste al cliente per indurlo a investire ancora. «La banca per sei mesi ha preso tempo, poi mi ha comunicato che risultava un buco di soli 54mila euro, poi di 116, poi di 184, per cui mi offriva un risarcimento di 138mila euro. Davanti al mio avvocato che esibiva numeri ben diversi, ha ammesso gli errori proponendomi 312mila euro. Mi sembra il mercato delle vacche. Poi il responsabile dell’ufficio legale non mi ha più dato risposte. So, però, che altri clienti sono stati risarciti. Mentre un altro, che aveva investito 100mila euro, è nella mia stessa situazione».
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