Medico arrestato a Montichiari, un infermiere intercettato: «Io non uccido i pazienti per liberare letti»

«Io non ci sto, questo è pazzo» risponde il collega parlando della decisione del primario del pronto soccorso Carlo Mosca di far preparare i due farmaci che solitamente si utilizzano prima di intubare un paziente

MONTICHIARI. «Io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare dei letti». Lo scrive in un messaggio WhatsApp a un collega, un infermiere dell'ospedale di Montichiari dove il primario del pronto soccorso Carlo Mosca è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario per aver somministrato farmaci letali a pazienti affetti da Covid.

«Io non ci sto, questo è pazzo» risponde il collega parlando della decisione del medico di far preparare i due farmaci che solitamente si utilizzano prima di intubare un paziente.

Mosca ha lavorato anche al pronto soccorso del Carlo Poma dal 2014 al 2017. 

«Nella mia carriera ho lavorato anche sull’elisoccorso e ne ho viste di cotte e di crude, ma mai come in quest’epidemia». Carlo Mosca parlava così, in un’intervista del giugno scorso al Corriere di Brescia. Originario di Cremona ma residente a Mantova, nel periodo più caldo dell’emergenza si era trasferito in un B&B di Montichiari proprio per essere più vicino al lavoro che lo impegnava quasi tutto il giorno. «Poteva sempre succedere qualcosa. E volevo essere a fianco del mio gruppo». E lì è rimasto fino agli inizi di maggio. E ogni giorno la lotta era quella «per salvare più vite possibili». Il tutto in una cittadina tra le più colpite dalla pandemia nella prima fase con un ospedale trasformato interamente in centro covid gestendo nel periodo "caldo" oltre 500 pazienti e dove persino la mensa era stata adattata a reparto con 30 letti.

L’arresto di Carlo Mosca era stato chiesto per la morte sospetta di tre pazienti. Ma uno dei tre deceduti per Covid è stato cremato e non è stato possibile ricostruire il nesso di causalità tra il suo decesso e la somministrazione di farmaci, che sarebbe stato dimostrato, invece, per gli altri casi dalle autopsie.

Al momento dell’arresto il medico «non ha lasciato trapelare particolari reazioni» e non è apparso sorpreso dall’arrivo dei carabinieri del Nas nella sua abitazione. Lo riferiscono fonti investigative, da cui si apprende che il primario sapeva di essere sotto indagine.

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