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Mantova, arrivati altri 2mila vaccini. Basteranno fino a domenica

Il direttore generale di Asst Stradoni: li utilizzeremo per i richiami, poi spero che Pfizer aumenti le consegne

MANTOVA. Con il contagocce rispetto a quanto ci si aspettava all’inizio, e sempre con il patema d’animo di un fastidioso ritardo dietro l’angolo, ma arrivano. Sono le dosi di vaccino anti Covid destinate all’Asst Carlo Poma di Mantova e sempre più attese perché serviranno per il richiamo, la seconda vaccinazione dopo quella fatta a partire dallo scorso 27 dicembre. Per dire: se non arrivassero dosi a sufficienza, oppure arrivassero oltre i 23 giorni dalla prima vaccinazione, tutto quanto fatto finora andrebbe sprecato.

Insomma, è una fase delicata l’attuale in cui la Pfizer Biontech non sta rispettando il numero di dosi da fornire agli ospedali come si era impegnata fare al momento della stipula dei contratti di fornitura con la commissione europea. Un comportamento che sta rischiando di mandare in tilt tutti i programmi di vaccinazione di massa messi a punto dai vari Stati europei.


Per ora a Mantova i vaccini arrivano, anche se in quantità inferiore di quella prevista all’inizio. «Siamo con le orecchie dritte» dice, però, il direttore generale di Asst, Raffaello Stradoni, nel confermare che se al momento non ci sono motivi per mettere in discussione quanto pianificato, la preoccupazione che tra una settimana tutto possa cambiare resta sempre.

Oggi (26 gennaio), nella struttura di Farmacia dell'ospedale di Mantova, sono stati consegnati i 390 flaconi di vaccino Pfizer-Biontech attesi, pari a 2.340 dosi, ben lontane dalle 3.500 concordate nel programma iniziale ma comunque più di quelle della scorsa settimana quando ne arrivarono solo 1.170.

«Continua quindi – si legge in una nota dell’Asst – l'attività vaccinale a cura degli operatori di Asst, orientata al richiamo delle persone alle quali è già stata somministrata la prima dose». Per spiegare meglio, significa che con quelle dosi si somministrerà il secondo vaccino a tutto il personale sanitario e a quello socio-sanitario. Conferma Stradoni: «Con le dosi arrivate oggi e con quelle della settimana scorsa, andremo avanti sino a domenica con i richiami per i dipendenti della nostra Asst, delle Rsa e dei privati. Poi saremo già a febbraio quando Pfizer ha promesso che aumenterà le dosi in consegna. Vedremo se sarà vero. Se manterrà la promessa saremo in grado di finire tutte le rivaccinazioni anche nelle Rsa e ricominciare con la prima somministrazione. Se saremo fortunati riusciremo a fare tutto come programmato».

Quindi, per ora niente cambi in corsa ma avanti secondo quanto già stabilito, senza farsi prendere dall’ansia. Un cosa mi è dispiaciuta – confessa il direttore generale – sospendere le vaccinazioni. Mi sarebbe piaciuto mantenere aperti i centri per somministrare la prima dose e nel frattempo fare anche la seconda». In arrivo ci sarebbe anche un altro vaccino, quello di Moderna, che potrebbe riequilibrare le cose, ma Stradoni per ora non ci conta: «Non ho notizie su quando possa arrivare», confessa.

L’impressione è che diventi decisiva la prossima settimana. Se tutti i richiami della prima fase, e le somministrazioni della dose iniziale ai ritardatari, sarà completata, si potrà passare dal 6 febbraio alla cosiddetta fase 1b, quella che riguarderà, tra gli altri, i farmacisti, i sanitari privati, il personale degli istituti di riabilitazione e il personale di supporto negli ospedali pubblici e privati: secondo le stime di Asst si tratta di 2.300 persone. Se, però, Pfizer continuerà a ritardare e a tagliare le consegne bisognerà rivedere tutto.
 

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