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Blitz e rogo: a processo i militanti di Casa Pound

Nel giugno 2013 irruppero con i fumogeni all’assemblea nazionale della Croce Rossa. Da una torcia nell’erba partì l’incendio

SOLFERINO. Quindici militanti di Casa Pound sono a processo per aver causato il 21 giugno 2013 un incendio a pochi metri dalla sede della Croce Rossa dove si stava tenendo l’assemblea nazionale dell’organizzazione con oltre cinquecento invitati. L’incendio fu provocato dai fumogeni lanciati per protesta e da una torcia caduta tra le sterpaglie.

Otto fra gli imputati sono residenti a Milano: Giacomo Pietro Trezzi, 47 anni, Daniele Paloschi, 26 anni, Marco Clemente, 42 anni, Stefania Araldi, 31 anni, Roberto Alessandro Roveda, 36 anni, Stefano Ricci, 56 anni, Pietro Alfredo Fabio Falagiani, 46 anni. C’è poi un bresciano (Alessandro Rusconi, 27 anni, di Orzinuovi), un pugliese (Francesco Pascucci, 52 anni di Trani), un comasco (Davide Granconato, 32 anni, di Rovello Porro), un bergamasco (Valentino Locatelli, 32 anni, di Romano di LOmbardia) e tre cremonesi (Andrea Visigalli, 27 anni, Bacchisio Raitieri, 47 anni, Lorenzo Ranelli, 37 anni e Michael Gorini, 38 anni). A difenderli è l’avvocato Marco Tenca del foro di Mantova.


Stamattina, 26 gennaio, la vicenda è stata ricostruita da un ispettore della Digos che quel giorno, insieme ad altri colleghi, aveva raggiunto Solferino sapendo della presenza dei militanti di estrema destra. Una cinquantina le persone arrivate in auto per protestare contro la privatizzazione della Croce Rossa.

Dopo essersi ristorati in un bar, avevano raggiunto il tendone dove era in atto il l’affollatissimo convegno. «Sono stati lanciati dei fumogeni – ha raccontato l’ispettore – e una torcia è stata fatta cadere tra le sterpaglie. Quella ha fatto scaturire l’incendio a meno tre metri dal tendone».

I militanti di Casa Pound, a quel punto, si diedero alla fuga e i delegati all’interno del tendone furono evacuati. Molti volontari si misero al lavoro per cercare di spegnere le fiamme. Ma per domare l’incendio fu indispensabile l’intervento dei vigili del fuoco di Castiglione.

Coloro che ora figurano come imputati al processo erano stati all’epoca tutti identificati dalla Digos. Sono accusati di aver provocato l’incendio lasciando cadere sulle sterpaglie torce e fumogeni, utilizzati nel corso dell’adunata sediziosa così viene definita nel capo d’imputazione. Quest’ultimo reato, ovvero l’adunata sedizione, insieme a quello legato delle accensioni pericolose, è finito però in prescrizione. Resta la cooperazione nel delitto colposo. La prossima udienza è stata fissata per il 4 giugno.


 

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