Mantova, il 27 gennaio il tavolo di crisi al Mise per Corneliani

Chiesto con urgenza dai sindacati provinciali e nazionali: convocati anche gli azionisti. Il 29 gennaio consiglio di amministrazione

MANTOVA. Chiesto per ben quattro volte dai sindacati di categoria a partire dal 20 novembre, ri-chiesto con la massima urgenza ancora la mattina del 25 gennaio anche dalle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, il tavolo del ministero dello Sviluppo economico sulla crisi Corneliani torna a riunirsi il 27 gennaio alle 9. E intanto per venerdì 29 è in agenda il nuovo consiglio di amministrazione che, già programmato per il 13 gennaio e poi spostato al 20, era stato rinviato all’ultimo a data da destinarsi.



Arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, la convocazione firmata dalla sottosegretaria Alessandra Todde è indirizzata a tutti gli attori in campo: gli azionisti Investcorp e famiglia Corneliani, il commissario giudiziale Luca Gasparini, l’azienda (rappresentata dall’ad Brandazza, il responsabile risorse umane Arsti e l’avvocato Riva), i sindacati di categoria nazionali e provinciali, Invitalia, ministero del Lavoro, il prefetto Formiglio, Regione Lombardia, il sindaco Palazzi, Confindustria.

Soddisfatti i segretari generali di Filctem Cgil Michele Orezzi, Femca, Cisl, Gianni Ardemagni e Uiltec Uil, Giovanni Pelizzoni tornati con forza a chiedere il tavolo di crisi già nei primissimi minuti dopo la sentenza del Tribunale che il 22 gennaio ha prorogato al 15 aprile la scadenza per il piano di concordato.

«Ringraziamo tutti quelli che con noi hanno lavorato per averlo in così poco tempo – dichiara Orezzi – perché dopo mesi di promesse per nuovi investimenti e parole, parole, parole ora è il tempo dei fatti: serve che la proprietà metta i soldi per poter garantire la continuità aziendale. Ci ricordiamo le parole di chi rappresentava i soci in prefettura il 21 luglio prima e dopo la firma dell’accordo. Chiediamo ora che agli impegni seguano i fatti: chi ha la responsabilità di aver portato fino a qui 500 famiglie mantovane ora ha l’obbligo morale di mettere mano al portafoglio e garantire quella continuità che per le lavoratrici e i lavoratori può voler dire vita o morte. Si chiama responsabilità sociale d'impresa, corporate social responsibility per i soci d’oltremanica: è tempo che la responsabilità in questa vertenza non la mettano solo operai e impiegati ma che tutta la proprietà abbia un sussulto di dignità per salvare il presente e il futuro di 500 famiglie a Mantova, 1.200 in tutto il mondo».

«La decisione del tribunale di prorogare il concordato – aggiunge Ardemagni – deve dare un impulso forte alla definizione della due diligence, propedeutica a un accordo d'acquisizione dell'azienda. In questo senso e per garantire la piena applicazione delle condizioni definite dall'accordo del 21 luglio, il tavolo deve evitare il rischio di decisioni scellerate come il blocco della produzione e favorire un'intesa che dia futuro alle attività e alle lavoratrici».

«La nostra richiesta – conclude Pelizzoni – di convocazione è stata rafforzata da quella delle segreterie nazionali: è necessario che su cda e soci si mantenga la pressione da parte di tutti per garantire la continuità e il Mise è la sede istituzionale vocata a definire i passaggi necessari a favorire la presentazione e la discussione del progetto industriale di chi eventualmente vuole subentrare. La continuità produttiva è fondamentale: è condizione necessaria».

Dopo quasi due mesi di pressing dei sindacati, il tavolo al Mise arriva all’indomani di due novità che hanno visto svoltare la vertenza per il salvataggio della casa di moda. Da una parte la proroga massima concessa dal Tribunale per il deposito del piano di concordato e dall’altra l’interesse del patron di BasicNet Marco Boglione sostenuto dallo stesso ministero. E arriva a poche ore dalla notizia trapelata in azienda di un nuovo cda in agenda per venerdì, che il 25 gennaio aveva visto le segreterie nazionali dei sindacati di categoria, su spinta di quelle mantovane, inoltrare un’ulteriore richiesta di incontro “urgentissimo” al Mise «da svolgersi prima di venerdì».

L’obettivo: evitare il rischio di possibili “imboscate” a quella continuità aziendale che, come ricordato anche dal tribunale, può essere garantita solo dall’immissione di nuova liquidità da parte dei soci. Continuità, chiesta con forza in questi mesi da lavoratori e sindacati, necessaria per salvare tre stagioni e ritenuta indispensabile dallo stesso Boglione che, come dichiarato alla Gazzetta, nel giro di due settimane sarà pronto a esprimersi sulla fattibilità di un progetto di rilancio. Parole, quelle del presidente di BasicNet, che hanno visto riaccendersi in queste ore le speranze dei dipendenti. 

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