L’ex presidente della Rsa Grassi: «Aumenti delle rette sbagliati»

De Martino, attuale consigliere, sostiene la tesi del comitato delle famiglie: «Se ci sono problemi economici non è giusto scaricarli sulle tariffe» 

VIADANA. «L’aumento delle rette alla Rsa è sbagliato nel merito e nel metodo». Secondo Roberto De Martino, ex presidente e attuale consigliere di amministrazione dell’istituto geriatrico Grassi, era ed è possibile cercare soluzioni alternative alle difficoltà in cui versa la casa di riposo.

«Se ci sono problemi – afferma De Martino – non è giusto scaricarli sulle rette: la struttura deve fare da ammortizzatore, perché le famiglie devono poter programmare le spese nel tempo». Gli aumenti hanno in effetti scatenato la protesta del comitato dei famigliari degli ospiti, tanto per l’entità (8-15 euro al giorno) quanto perché applicati senza preavviso.


De Martino, unico su cinque consiglieri di amministrazione, non ha votato la delibera: «È vero che l’emergenza sanitaria si è fatta sentire sui conti della Rsa, ma non possiamo farla pagare a famiglie magari già in sofferenza. E se metto loro le mani in tasca, devo quanto meno dimostrare che prima ho cercato altre soluzioni. Non certo portare gli aumenti in Cda l’ultimo giorno dell’anno senza prima aver tentato un confronto».

Secondo De Martino, le conseguenze rischiano di essere pesanti: «Le nuove rette pongono la Grassi fuori dal mercato del nostro territorio. Molti ospiti chiederanno di essere trasferiti, e in futuro sarà difficile riempire i posti vuoti. Meno ingressi, meno entrate: dovremo allora ritoccare ancora le rette? Se le famiglie, i nostri clienti, ci dicono che queste rette sono insostenibili, e che non sono soddisfatti del servizio, non possiamo limitarci ad alzare le spalle e a dire che si sbagliano».

Per l’ex presidente, la struttura dispone di risorse cui attingere, ed è possibile pertanto riportare gli aumenti a non più di quattro euro giornalieri. «Le mie proposte? Abbiamo a capitale fondi risparmiati gli anni scorsi, e un portafoglio titoli che può essere impiegato: se non usiamo queste risorse adesso che ci sono difficoltà, quando pensiamo di usarle? L’istituto dispone inoltre di un affido bancario non completamente utilizzato, ed è possibile rinviare alcuni ammortamenti. È sempre possibile poi rivedere alcuni costi». La presidente Silvia Angelicchio ha chiesto un contributo al Comune. «Ma un dialogo istituzionale – dice De Martino – andava avviato per tempo, anche perché le normative sono complesse e il Comune può intervenire solo in ambito sociale, non sanitario. Se si voleva costruire assieme un’ipotesi di soluzione, sarebbe stato necessario costruire un rapporto fiduciario tra i due enti». —



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