Mantova, grido di aiuto anche da cuochi e camerieri: «Vogliamo lavorare»

La protesta in piazza Arche

MANTOVA. «Vogliamo lavorare». Un messaggio che dipendenti e titolari dell'Osteria della Fragoletta di piazza Arche, non potendo urlare a squarciagola, affidano a cartelli che da ieri sono esposti in bella vista fuori dal locale. Il balletto tra zone rosse e arancioni tocca in misura nulla i ristoranti, che non possono ancora accogliere i clienti all'interno delle sale. Restano asporto e consegne domicilio, insufficienti anche solo per coprire le spese. Di qui la protesta che ha visto fianco a fianco lavoratori e responsabili del ristorante.

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«Protestiamo contro un governo che fa restare chiusi i locali ormai da troppo tempo – spiega Simone Cartapati, che alla Fragoletta lavora in sala – visto che i contagi non diminuiscono comunque, riteniamo che sarebbe giusto farci riaprire. Il tutto con regole giuste per salvaguardare la salute nostra e dei clienti». Sui cartelli si legge «Il contrario di lavoro è depressione e povertà», «Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno» e «9 marzo 2020 (lockdown): L'Italia è una repubblica poco democratica in cui il lavoro è un miraggio! La sovranità appartiene al governo che la esercita oltre i limiti della Costituzione».

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Una protesta in solitaria, partita dallo staff e slegata dalle iniziative che si sono susseguite in questi giorni. «L'unica manifestazione a cui abbiamo partecipato è quella in piazza Sordello voluta da Confcommercio – precisa il titolare, Giuseppe Maddalena – siamo chiusi da metà dicembre, abbiamo scelto di non fare l'asporto, non conviene. I ristori? Quello che è arrivato non copre nemmeno le spese». E tra i dipendenti la preoccupazione cresce. «Siamo delusi, lo Stato non ci sta aiutando – aggiunge Cartapati – non vediamo un euro di cassa integrazione da novembre. Alcuni di noi avevano fatto richiesta per avere un aiuto sull'affitto di casa, ma nessuno ha ricevuto risposte, nemmeno un “no”. E non ci sentiamo nemmeno tutelati dai sindacati, non hanno mosso un dito per difendere la nostra categoria. Forse non considerano cuochi, camerieri e personale delle pulizie come lavoratori da proteggere. Il futuro? Speriamo che quando si ripartirà si apra un dibattito per garantire contratti più gratificanti ai dipendenti e una pressione fiscale più leggera per i datori di lavoro». —


 

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